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Storie dai Tropici

Hanno fame, ma il cibo non basta

(Roma, Italia - 15/10/2010)

Cibi di bassa qualità. Cibi che non soddisfano gli standard nutrizionali e che i paesi donatori, USA Canada, Giappone e Unione Europea, continuano ad inviare nel sud del mondo. "Cibi che non daremmo ai nostri figli", scrivono in una lettera aperta gli operatori di Medici Senza Frontiere.
Gli aiuti alimentari internazionali si fondano, come vent'anni fa, sulla distribuzione di miscele di farine fortificate a base di soia e cereali, nonostante ci siano prove scientifiche della loro inefficacia nel ridurre la mortalità infantile. Danno un apporto energetico ma non contengono proteine e non servono al recupero dei bambini sottonutriti.

Per la prima volta, annuncia la FAO, il numero di affamati è sceso sotto il miliardo; è vero, si registrano progressi in alcune aree del mondo, ma di fame soffrono ancora 195 milioni di bambini e la malnutrizione è la causa di decesso di un terzo degli otto milioni di morti infantili.
Qualche giorno fa è stato presentato l'indice globale della fame, che misura i passi avanti (o indietro) rispetto agli obiettivi del millennio: combattere la fame e la povertà.
La fotografia che ne esce mostra un quadro estremamente disomogeneo: alcune nazioni, come il Ghana o il Nicaragua, hanno fatto importanti passi avanti, ma in altre aree, ad esempio il Congo, la situazione è disastrosa. In questo paese, peraltro ricchissimo di risorse, il 67 per cento della popolazione soffre la fame.

Qual è la ricetta giusta per aiutare i sottonutriti? Bisogna passare attraverso una politica meno iniqua e incoerente, dicono le organizzazioni umanitarie, adottare un uso più razionale delle risorse e investire nell'agricoltura nei paesi in via di sviluppo; in breve produrre lì piuttosto che altrove.
Un esempio è Haiti. Negli anni 80 il paese non soltanto era in grado di sfamare la propria popolazione, ma anche di esportare riso; poi, per una serie di politiche scellerate e di leggi anticoncorrenza , Haiti si è vista costretta ad importare riso dagli USA.

Altro esempio: il land grabbing, in altre parole l'appropriazione di terreni. Una man bassa mascherata da investimento da parte dei paesi industrializzati nel sud del mondo. Le multinazionali acquistano grandi appezzamenti di terreno, soprattutto in Africa, per produrre agrocarburanti o altre risorse, che servono a soddisfare i bisogni dei paesi ricchi. Le popolazioni locali non hanno più accesso ai terreni espropriati, ai pascoli e all'acqua, e non possono più irrigare i campi e quindi nemmeno seminare. Il fenomeno ha raggiunto ormai proporzioni mastodontiche: si calcola che milioni di ettari di terra, l'equivalente dell'intero territorio della Svezia, sia stato già venduto alle multinazionali.

Questi ed altri temi scottanti saranno dibattuti domani, in occasione della giornata mondiale dell'alimentazione.
Non è accettabile che ogni cinque secondi un bambino muoia per fame, non è accettabile un tale divario tra un mondo ricco e uno povero. E nemmeno è accettabile che organismi come la FAO sprechino denaro, che invece di essere impiegato nei programmi per combattere la malnutrizione, si disperde nella gestione di una struttura farraginosa e nei mille rivoli della burocrazia.

Medici Senza Frontiere:Lettera Aperta al Governo italiano per una riforma nella qualità degli aiuti alimentari


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