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Storie dai Tropici

Turismo o cinismo? In crociera ad Haiti

(Port-au-Prince, Haiti - 18/1/2010)

Così va il mondo. Mentre i militari USA dirigono il traffico aereo e gli aiuti umanitari - mezzi, cibo e medicine - sono ancora bloccati all'interno dell'aeroporto, a sessanta miglia da Port-au-Prince le navi da crociera sbarcano migliaia di turisti sulle spiagge private di Labadee, nel nord di Haiti.
La Royal Caribbean Cruises, proprietaria delle navi da crociera più grandi al mondo, dopo aver riflettuto se fosse meglio cancellare dal programma un'esperienza di vacanza così vicina all'epicentro di uno delle peggiori catastrofi umanitarie mai viste, ha deciso di confermare gli scali nel suo piccolo pezzo privato di Haiti. Una scelta dettata dal cinismo o da un puro senso pratico?
Da quello che si apprende attraverso un comunicato ufficiale della compagnia, pare che la decisione presa sia frutto di un colloquio con l'inviato speciale dell'ONU ad Haiti: "non possiamo abbandonare Haiti proprio ora che ha più bisogno di noi" dichiara il vice presidente della Royal Caribbean, aggiungendo che le sue navi porteranno cibo e forniture di soccorso. Oltre ai turisti, naturalmente.
La società, che ha sede in Florida, aveva acquistato nel 1980 un'ampia area situata nel nord del paese, vicino Cap Haitien, antica capitale nei pressi della quale fu proclamata, al grido di "Libertà o morte", l'indipendenza di Haiti. La Royal Caribbean ci ha costruito un molo, dove attraccano i suoi giganti del mare, e un resort, che accoglie i turisti appena sbarcati dalla nave con ogni piacevolezza caraibica: beach music, freschi cocktail serviti direttamente sulla propria amaca, sport acquatici e griglie fumanti per il picnic. L'intera zona è interdetta ai locali, tranne al personale che lavora per la società, circa 300 haitiani; è ammesso anche un piccolo contingente di venditori ambulanti che, a determinate ore del giorno, ha il permesso di vendere le proprie cianfrusaglie ai turisti desiderosi di fare un po' di shopping locale. Una folta schiera di guardie private e, soprattutto, una recinzione che circonda l'intero complesso garantiscono sicurezza ai turisti, a patto che non escano dai cancelli. Fuori ci sono i leoni.
Fanno riflettere i commenti lasciati dagli stessi vacanzieri sul forum internet Cruise Critic. Qualcuno ha preferito rimanere a bordo, disgustato dall'idea di prendere il sole e gustarsi un hamburger a poca distanza dal tanfo dei cadaveri di Port-au-Prince; altri, piuttosto, erano preoccupati che guardie e recinzioni non garantissero sufficiente protezione dagli attacchi di qualche disperato in cerca di cibo. Ma un buon numero di turisti ha accolto con favore la decisione di fermarsi a Labadee, tutto sommato è un'escursione prevista nel programma, perché dunque non godersela?
Quale grado di benessere possa portare questo genere di turismo ad un paese povero e distrutto è una questione che ognuno risolve con la propria coscienza. Haiti non è il solo posto al mondo dove questo annoso dilemma continua a riproporsi. Quanto alla scelta della Royal Caribbean Cruise di continuare imperterrita nel proprio itinerario vacanziero, salvando la faccia con la promessa di donare ai poveri di Haiti i ricavi dello scalo di Labadee e qualche altro obolo- cifre ampiamente compensate da un ritorno positivo d'immagine per la stessa società- ebbene, non si può far altro che catalogarla come un'operazione, quanto meno, di cattivo gusto.

per altri dettagli:
The Guardian
Dossier Tropici: Haiti. Cronologia di un inferno

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