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Storie dai Tropici

Haiti post terremoto: con una mano do, con l’altra tolgo

(Port-au-Prince - 7/10/2010)

L'agenzia umanitaria Oxfam chiede di cambiare radicalmente la politica di assistenza adottata dagli Stati Uniti nei confronti di Haiti. In un rapporto appena pubblicato, l'Ong mette in evidenza una palese contraddizione tra l'invio di aiuti alimentari e le leggi anticoncorrenza statunitensi, che stanno minando il settore agricolo dell'isola caraibica, distrutta dal terremoto all'inizio di quest'anno.

Lo sviluppo agricolo e rurale è un fattore critico per il successo dei piani post-terremoto di Haiti, una nazione dove sei persone su 10 erano affamate anche prima del sisma.
Le case crollate, gli ospedali in macerie e le strade distrutte hanno mostrato al mondo la tragedia subita dalla capitale; ma le immagini non hanno fatto vedere l'effetto devastante sulle campagne, dove la maggior parte degli haitiani devono guadagnarsi da vivere.
La massiccia ondata di aiuti alimentari del dopo-terremoto ha ridotto i prezzi e facilitato l'accesso al cibo, evitando la morte di migliaia di persone in più, oltre alle 230.000 uccise direttamente dal sisma. Allo stesso tempo la distribuzione diretta del cibo ha mandato in frantumi il settore agricolo, che impiega oltre il 66 per cento della forza lavoro del paese.

Con una politica di assistenza più adeguata, giusta e sostenibile, Haiti potrebbe essere più auto-sufficiente; l'isola invece importa dagli Stati Uniti l'80% del suo riso, che viene venduto ad un prezzo inferiore al costo di produzione della varietà locale, più nutriente. Chi ne beneficia?

Malgrado sia uno dei paesi più poveri del mondo, Haiti è il terzo più importante importatore di riso statunitense, che viene prodotto in mega-aziende in mano ai privati e ampiamente sovvenzionate dal governo, con più di un miliardo di dollari l'anno. Ad affondare ancora di più la produzione agricola locale ci pensa il vergognoso emendamento Bumpers, che vieta aiuti diretti allo sviluppo agricolo di colture concorrenti con le esportazioni statunitensi.
Il governo di Haiti ha sviluppato un ambizioso piano di 772 milioni dollari per la ricostruzione agricola - il National Agricultural Investment Plan - un progetto che prevede il miglioramento delle infrastrutture, il sostegno alla produzione locale e il potenziamento dei servizi nelle zone rurali. Finora, la comunità internazionale non ha ancora accettato di fornire le risorse necessarie all'attuazione di questo piano.

Logiche di mercato come queste, monopolizzate dalle corporazioni agroalimentari occidentali, non aiutano i paesi del sud del mondo ma li condannano ad una spirale di miseria e di dipendenza economica.
Il caso di Haiti è rappresentativo ma non isolato; grazie ai modelli imposti dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale, oltre che dall'Organizzazione per il Commercio Internazionale, Sri Lanka e Filippine, dove il riso si coltiva da più di tremila anni, sono costretti ad acquistare questo alimento di base sul mercato mondiale.

Altri dettagli su: Oxfam International
Leggi anche: Haiti. Cronologia di un inferno


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