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Storie dai Tropici

Rigoberta Menchù sulla profezia maya: meno male che questa confusione sta per finire

(Merida – Messico 19/12/2012)

“Non preoccupatevi della scadenza del 21 dicembre, la decadenza sociale e materiale di cui parla il calendario è già accaduta”. L'aveva detto già mesi fa Rigoberta Menchù, indigena guatemalteca di etnia maya, nonché premio Nobel per la pace e attivista per i diritti umani.

Ieri, durante un incontro sulla cultura maya tenutosi a Mérida, la Menchù ha ribadito che la profezia è una menzogna, inventata per strumentalizzare il calendario maya a fini commerciali. Insomma l'ennesimo sfruttamento della sua terra, il Guatemala, e la commercializzazione di un'eredità culturale e spirituale, quella del popolo maya.

“Qui da noi il 21 dicembre si celebra non la fine del mondo, ma il solstizio d'inverno” spiega la donna india vestita come sempre di coloratissimi abiti tradizionali. “Meno male che tutta questa attesa sta per finire così potremo andare a salutare il nostro padre sole e parlare con i nostri antenati.”
Il premio Nobel è scettica riguardo agli eventi organizzati per i turisti nei numerosi siti archeologici del paese. "A me non interessa quello che fa il governo, il ministro del Turismo o della Cultura. Non ci importa. Quello che ci interessa è il grado di spiritualità con cui celebreremo quel giorno".

In Guatemala i discendenti dei maya rappresentano la metà circa della popolazione. Anche nelle vene di Rigoberta scorre sangue maya; sin da piccola ha conosciuto le ingiustizie della sua terra, miseria, malnutrizione, analfabetismo, discriminazione razziale e di genere. Durante gli anni durissimi della dittatura è leader del sindacato dei contadini. Riesce a sopravvivere ai massacri e ai piani di pulizia etnica contro la popolazione indigena compiuti dall'esercito guatemalteco ma è poi costretta a esiliare in Messico.

La guerra civile finisce nel 1996. Il bilancio: 250.000 le vittime, tra morti e desaparecidos. Quest'anno in gennaio il generale ed ex-dittatore del Guatemala José Efrain Rios Montt compare sul banco degli imputati con l'accusa di genocidio. Finalamente un po' di giustizia per gli indigeni maya? Non proprio, dopo il ricorso degli avvocati la corte non ha ancora pronunciato una sentenza.
Intanto al governo del paese siede Otto Pérez Molina, ex generale dell'esercito che ha servito sotto Rios Montt proprio durante i massacri degli anni ottanta.

Tutto questo con il calendario e con la fatidica data del 21 dicembre c'entra poco. Ma è parte della storia recente e della realtà quotidiana degli indigeni maya.

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