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Storie dai Tropici

Che ne facciamo degli animali sequestrati?”

(San Paolo, Brasile - 20/9/2010)

Pochi lo sanno, ma il traffico di animali selvatici è al terzo posto nella classifica dei commerci illeciti più lucrosi al mondo, dopo quello della droga e delle armi. Il suo valore è stimato intorno ai 10 miliardi di dollari l'anno, secondo il Dipartimento di Stato USA.
La fetta più grande del traffico riguarda gli uccelli: si ritiene che dai 2 ai 5 milioni di uccelli selvatici, soprattutto colibrì, pappagalli e rapaci, vengano commercializzati illegalmente in tutto il mondo. Ma tra le vittime di questa tratta ci sono anche milioni di tartarughe, coccodrilli, serpenti, senza parlare dei mammiferi e degli insetti.

Non che manchino le leggi. Dal 1973 l'acquisto e la vendita di fauna selvatica sono disciplinati dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), il principale trattato sulla protezione di fauna e flora selvatica; ma i buchi nella rete sono molti e l'applicazione delle norme e il controllo alle frontiere cadono sotto la responsabilità dei singoli paesi. Quando mancano le risorse, come in molti paesi tropicali di Asia, Africa e America latina e nelle zone più ricche di biodiversità, dove solo uno sparuto numero di agenti è assegnato ai traffici illeciti, il mercato prospera.

Gli animali strappati al loro habitat sono contrabbandati nei modi più impensati: viaggiano in aereo, dentro thermos, scatole di scarpe, calze di nylon, rotoli di carta igienica, nascosti nelle valigie o sotto i vestiti. La maggior parte muore prima di arrivare dall'acquirente.
Anche nelle storie apparentemente a lieto fine, quando si legge la notizia che gli addetti ai controlli sono riusciti ad acciuffare un trafficante, per gli animali sequestrati inizia un calvario che è quasi peggiore di quello cui sarebbero andati incontro se fossero rimasti nelle maglie del mercato nero. E per un amaro paradosso, molti animali trovano la morte proprio tra le mani di coloro che li hanno salvati

In Brasile, ad esempio, ogni anno i funzionari sequestrano in media 45 mila animali, 37 mila dei quali sono uccelli, un numero che rappresenta il cinque per cento appena del traffico illegale del paese. Gli uccelli sequestrati sono inviati ai centri di smistamento governativo, dove vengono chiusi in gabbie sovraffollate e costretti a sopravvivere in condizioni disumane.
Secondo la Brazil Ornithological Society, di gran parte delle specie esotiche si sa troppo poco per correre il rischio di un rilascio in natura. E poiché la spesa per il mantenimento e la riabilitazione di questi animali è insostenibile, l'unica opzione ragionevole, dicono, è quella di sopprimere almeno le specie non a rischio di estinzione.
La pratica del rilascio responsabile è, in molti casi, tecnicamente possibile; ci vorrebbe allora un programma di riabilitazione per i riabilitatori?

Il traffico di animali selvatici solleva l'indignazione solo quando si tratta di casi eclatanti, come la valigia piena di serpenti portata a bordo di un aereo in Malaysia, o quando si parla di animali simbolo, come oranghi, tigri e panda.
Purtroppo la tratta degli animali, che svuota i parchi e impoverisce le aree naturali, è un fenomeno più vasto di quanto si creda e quasi non esiste al mondo specie animale che non sia venduta e comprata, legalmente o illegalmente.
Se continua la domanda di carne di scimmia, pelliccia di felino, pelle di rettile, zampe d'orso o altre parti di animali per farne medicine o zuppe, e finché l'animale esotico verrà considerato alla stregua di un piacevole compagno domestico, le organizzazioni criminali che gestiscono questo sconsiderato mercato continueranno ad operare indisturbate, con buona pace delle norme CITES.

Altri dettagli su: Newsdesk.org

Dossier Tropici - Souvenir a rischio


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