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Polinesia Francese

Perché andare

La perfezione e la spettacolarità dei paesaggi ne fanno uno dei posti più belli al mondo. Un posto di quelli, come si dice, da almeno una volta nella vita.
La Polinesia francese comprende cinque grandi arcipelaghi, molto diversi tra loro ma con una cosa in comune: tutti devono la propria esistenza al vulcanesimo dei punti caldi sotto la placca oceanica.
Termitate le eruzioni, queste montagne con vette alte duemila metri e più vengono modellate dalle piogge, le pendici si ricoprono di un manto verde cupo e intorno all'isola le colonie di corallo cominciano a formare una barriera. Le isole più giovani nella scala geologica, come le Marchesi, hanno ancora un aspetto selvaggio e dirupato; ma già a Tahiti, Moorea e in altre isole “alte” la natura sa essere più dolce e seducente e riesce a creare spettacoli impagabili.

Con il passare dei millenni l'isola sprofonda e la barriera corallina si amplia. Bora Bora rappresenta un esempio di isola a metà del suo ciclo di vita: l'antico vulcano si è in gran parte consumato ed è in parte sommerso, mentre attorno alla laguna si sono formati i motu, isolotti corallini su cui a mano a mano si deposita nuova sabbia.
Alle Tuamotu l'isola si è completamente trasformata in atollo. A questo stadio non rimane altro che un anello di sabbia corallina e una laguna dalle mille sfumature di turchese.

Una tale diversità di paesaggi e di forme corrisponde a un diverso carattere e un diverso modo di intendere la vacanza. In Polinesia la principale attività è il far niente; tuttavia, almeno nelle isole alte come Tahiti e Moorea, è impossibile non dedicare parte della giornata a perlustrare l'entroterra ricco di foreste e di spettacolari cascate. Negli atolli invece le attività principali sono per forza di cose legate al mare. L’ecosistema marino può ancora vantare una grande varietà di forme di vita e garantire, anche a chi fa solo snorkeling, incontri ravvicinati con specie come razze squaletti, delfini, tartarughe e nuvole di pesci coloratissimi.

L'isola di Tahiti è una tappa obbligata, visto che atterrano qui i voli intercontinentali; ormai è considerata più un crocevia che un luogo di vacanza, ma questo è un grosso errore. Perchè se è vero che la sua capitale Papeete è una città piena di traffico e di grandi magazzini, molte altre zone di Tahiti non hanno perso di fascino. Anzi, chi cerca una Polinesia al di là dei luoghi comuni farà meno fatica a trovarla qui che a Moorea o a Bora Bora.

Dopo la visita di rito al mercato di Papeete, preferibilmente al mattino presto, quando le venditrici intrecciano collane di fiori e i truck scaricano frutta esotica e pesci di ogni tipo, basta imboccare la strada costiera per lasciarsi alle spalle il caos cittadino.
Tahiti è formata da due isole unite da un istmo; la più piccola delle due, Tahiti Iti, o la presqu'ile (la penisola) come la chiamano i locali, è rimasta praticamente intatta ed è un vero paradiso per gli amanti della natura.
Le spiagge sono quasi tutte di sabbia scura, ma non per questo meno spettacolari; da queste parti il mare può essere selvaggio, specialmente all'altezza di Teahupoo, dove l'onda lunga dell'oceano si scontra con il reef per la gioia dei surfisti più temerari.
A Tahiti Iti le zone abitate sono poche, giusto qualche gruppo di casette immerse tra palme, banani selvatici e alberi di mape. Anche la strada asfaltata sembra penetrare a fatica il muro di vegetazione che scende a precipizio dal Mont Roonui e poi s'interrompe. Insomma la piccola Tahiti è fatta per chi ha voglia di muoversi a piedi, magari a cavallo oppure in barca.

All'esatto opposto ci sono Moorea e Bora Bora, acclamate dai turisti per il candore delle spiagge e la magia dei panorami. In effetti, il belvedere dal monte Rotui delle due baie gemelle, di Cook e di Opunohu, a Moorea o le infinite variazioni di azzurro della laguna di Bora Bora non temono confronti ma un tale concentrato di bellezza si paga a caro prezzo. Queste isole, interamente consacrate al turismo, non hanno più una propria anima; i centri abitati ormai quasi non si riconoscono, sostituiti da un ininterrotto susseguirsi di alberghi, ristoranti, negozi di souvenir e supermarket.

A Moorea le antiche tradizioni polinesiane sono state riunite e tornano a vivere in un villaggio turistico sulla spiaggia, il Tiki Village. Qui di sera si può assistere a uno show, tutto sommato ben costruito, dove gli uomini eseguono la danza del fuoco e le donne in gonnellino di paglia ballano il tamurè e tutti alla fine intonano cori.
Forse come approccio ad una delle più antiche forme di espressione polinesiana può essere deludente ma se si vuole passare la serata in modo convenzionale e divertente allora non mancate, la Polinesia non sarà più quella di Gauguin ma con un tale passato alle spalle non può che continuare a sedurre.

continua a leggere: Quando andare - il periodo migliore per il tuo viaggio

     


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