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Samoa Americane

Perché andare

Le Samoa Americane comprendono l’isola di Tutuila e, un centinaio di chilometri a nord est, il gruppo delle Manu’a, con le isole gemelle Ofu e Olosega e la più remota e montuosa Ta’u. Fanno parte dell’arcipelago anche la minuscola Aunu’u, un’isoletta situata di fronte a Tutuila e due irraggiungibili atolli corallini.

Tutuila, in cui vive il 95% della popolazione, è l’isola che maggiormente subisce l’influenza delle mode e degli stili di vita statunitensi; se da un lato i suoi abitanti possono permettersi un buon livello di istruzione e un sistema sanitario decente, dall’altro la loro cultura tradizionale si è indebolita e l’ambiente ha fortemente risentito dell’impatto umano.
La zona della baia di Pago Pago è la più urbanizzata e la meno attraente dell’isola: spiagge sporche e condizioni meteorologiche tra le peggiori del Pacifico. Nulla che possa ricondurre a quell'atmosfera seducente descritta da Somerset Maugham, ma un giro vale comunque la pena di farlo.

Allontanandosi dalla stretta linea costiera meridionale, dove si concentra la maggior parte dei villaggi e delle zone commerciali, i paesaggi sono dominati da una rigogliosa vegetazione in cui si aprono spettacolari cascate.
Sulla costa settentrionale, l’area attorno a Vatia è forse la più bella di Tutuila: nel villaggio, curato e pieno di fiori, la vita scorre seguendo i ritmi tradizionali nei grandi fale ovali aperti su una magnifica baia corallina. Tutta questa zona, che comprende anche uno spettacolare tratto di scogliere a picco e i ripidi pendii ricoperti di foresta pluviale del monte ‘Alava, ricade sotto la protezione dell’American Samoa National Park.

Se non ci fossero altri motivi per fermarsi alle Samoa Americane, le aree protette da questo parco nelle isole Manu’a varrebbero da sole l’intero viaggio. L’ambiente naturale di questo sperduto arcipelago del Pacifico, rimasto praticamente intatto, offre scenari sbalorditivi a quel manipolo di turisti, poche centinaia l’anno, che arrivano fin qui.
Ofu e Olosega sono due piccole isole collegate tra loro e circondate da un reef che ospita un’incredibile varietà di forme di vita. Una meravigliosa mezzaluna di sabbia bianca orlata di palme si estende per 4 km lungo la costa meridionale di Ofu, regno incontrastato di sule e granchi dei cocchi.

I coni vulcanici dell’isola ospitano schiamazzanti colonie di pteropi, i pipistrelli mangiatori di frutti, altrove ridotti pericolosamente di numero per la perdita dell’habitat originario. Qui invece la gente dei villaggi deve farsi largo a colpi di machete tra la fitta vegetazione per raggiungere piccole piantagioni di taro e banane, che spuntano qua e là come serre naturali a cielo aperto.
I locali hanno il permesso di praticare la piccola agricoltura, almeno nei terreni già coltivati prima dell’istituzione del parco, e la pesca, purché non a fini commerciali. Il sistema di vita tradizionale dei due villaggi di Ofu e Olosega è rimasto immutato nel tempo e c’è il caso che un samoano di grossa stazza vi spieghi come venivano usati i frutti del futu, l’albero avvelena pesci, con cui si stordivano e si catturavano le prede nelle acque basse della laguna. Oppure, a passeggio sulla spiaggia, vi capiterà di incontrare una donna che raccoglie piante selvatiche per il fofo, la medicina tradizionale samoana.
Ad accogliere i turisti, un paio di piccoli hotel oppure le semplici strutture che gli abitanti dei villaggi mettono a disposizione attraverso l’ homestay program del parco: niente lussi, ma tutto il necessario. Per un incontro autentico con la natura del Pacifico e con la sua cultura antica.

continua a leggere: Quando andare - il periodo migliore per il tuo viaggio

     


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