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Quasi quasi compro un'isola

Se puoi comprare una casa in una qualsiasi capitale del mondo occidentale, allora ti puoi permettere anche un'isola. Privata, s'intende.
Lo dice Farhad Vladi, un'autorità in merito, lui che da trentacinque anni si occupa di compravendite e affitti di proprietà esclusive. Di padre iraniano e madre tedesca, Vladi possiede una società con sede ad Amburgo, che ha venduto oltre 2.000 isole sparse in tutto il mondo, dai Carabi alla Nuova Zelanda, dal Canada alla Polinesia francese, dall'oceano Indiano al Giappone.

Già da quando avviò la sua proficua attività, quasi per caso - racconta Vladi non senza un certo snobismo - il desiderio di possedere un'isola tropicale era un pensiero che stimolava i sogni di molti.
Solo che allora era un vezzo che potevano permettersi i Marlon Brando di turno e qualche nababbo; la sua prima vendita fu infatti l'isola di Cousine, alle Seychelles, comprata dal magnate del caffè Albert Darboven per 300.000 marchi di allora. E si parla del 1975.
Anche oggi l'acquisto di un'isola privata non è proprio alla portata di tutti; non del signor Rossi, che semmai riuscisse a mettersi da parte un bel gruzzolo preferirebbe investirlo nel mattone e, di certo, vicino casa. Ma non la pensa così l'Average Joe: perché se le isole migliori sono inadeguate al suo portafogli, ce ne sono molte altre sorprendentemente economiche, specialmente in tempo di crisi.
Almeno se dobbiamo credere a Vladi, che afferma che alcuni dei suoi clienti sono semplici impiegati.

Ma quanto può costare un'isola tutta per sé? Dipende, non c'è che l'imbarazzo della scelta, solo la Vladi Private Islands ne ha ben 12,000 in catalogo.
Cominciamo da quelle più a buon mercato: per una cifra modesta, a partire da 50.000 USD, si acquistano proprietà, anche di una certa estensione (10,000 mq), immerse nella natura inviolata della Nuova Scozia (Canada).
Per chi vive a Montreal o a Boston, o anche a New York e ama le coste fredde e spettacolari dell'Atlantico settentrionale, può essere un vero affare, sia per ritirarsi in un posto fuori dal mondo, sia per andarci in vacanza, un po' come si fa con la seconda casa.
Buone occasioni anche nel vicino Maine e nel Michigan, ma in quest'ultimo caso si tratta ovviamente di isolotti all'interno dei laghi.
Chi vuole coronare il sogno di possedere un'isola tropicale, ma non ha grandi somme da spendere, dovrà volgere lo sguardo all'America centrale.
La regione di Panama è quella che offre le migliori opportunità, a patto che ci si accontenti di piccoli lotti: Dolphin Bay Island è un isolotto di soli 610 mq, circondato dalle acque protette di Bocas del Toro, a poca distanza dal confine con il Costa Rica.
Lo vende la Private Islands Inc, l'altra più quotata società di broker immobiliari, a soli 40.000 USD; davvero poco, anche se c'è giusto lo spazio per costruirsi una casetta tra le mangrovie e qualche albero di ananas.

Se invece sognate l'isola vera, quella con tanto di spiaggia bianca, palme da cocco e barriera corallina, ebbene, bisogna preventivare una spesa maggiore, ma si può ancora rimanere entro cifre accettabili.
Con 130.000 USD si compra un pezzo di Long Caye Island, nel mezzo della barriera corallina del Belize, a poco distanza dai famosi siti d'immersione di Blue Hole and Half Moon Caye.
L'offerta è originale, sul modello del "pronto all'uso": nel prezzo sono infatti compresi un'abitazione rustica per 8 persone, già arredata e attrezzata con un generatore di corrente che garantisce elettricità e acqua calda, e una Honda Accord dell'89 in ottimo stato, almeno secondo il venditore.
Unico difetto, non proprio trascurabile, non si diventa proprietari dell'isola ma solo di quarto di acro (circa 1.000 mq).
Ad ogni buon conto, come si fa notare nelle accattivanti descrizioni dell'offerta, è un posto ideale per andarci in vacanza e si può facilmente affittare durante il resto dell'anno.

Le isole dei Caraibi e del Pacifico sono le più ricercate e naturalmente il prezzo sale.
Nella fascia bassa troviamo Goat Cay, un'isola di 22 acri (quasi 9 ettari) che fa parte del gruppetto delle Berry Islands, nell'arcipelago delle Bahamas. Per 1,2 milioni di dollari ci si garantisce la proprietà dell'intera isola, completamente disabitata e coperta di folta vegetazione, con dolci colline che digradano verso il mare.
L'isola possiede una bella spiaggia sabbiosa e un paio di baie protette dove, come suggeriscono i venditori, si può facilmente attrezzare un piccolo porticciolo; la civiltà è a poche miglia, a Great Harbour Cay, un'isola turistica dotata, tra l'altro, di un aeroporto internazionale.

Per far volare la fantasia basta sfogliare il catalogo on line e curiosare tra i prodotti di alta gamma, in location esclusive come Fiji, Polinesia francese o Australia, dove si arriva facilmente a spendere diversi milioni.
Una delle isole più care si vende però ai Carabi, nelle Vergini Americane, poco al largo di St. Thomas: 500 acri, coperti di palme fruscianti, circondati di sabbia bianca, acqua turchese e con una vista da togliere il fiato, possono essere interamente vostri se avete 45 milioni di dollari da spendere. Oppure da investire perché il terreno è edificabile e si presta tanto ad un'opulenta villa privata quanto ad un mega resort, preferibilmente eco-friendly, che è più di tendenza.
Al di là della indubbia bellezza di Great Hans Lollik, così si chiama l'appena citato pezzo di paradiso in vendita, il fattore che fa maggiormente salire il prezzo è la bandiera a stelle e strisce che sventola sull'isola.

Non è un dettaglio di poco conto, giacché in molti paesi tropicali la legge non consente agli stranieri di acquisire una proprietà, perlomeno non con gli stessi diritti che sono garantiti nelle società occidentali.
La Polinesia francese, le Fiji e buona parte dei Carabi sono tra i pochi posti al mondo dove gli stranieri danarosi sono accolti a braccia aperte ed è loro permesso di acquistare terreni a pieno titolo.
La situazione è tuttavia molto fluida; paesi come l'Indonesia o le Filippine (ammesso che qualcuno abbia voglia di avventurarsi in posti dove la stabilità politica è ancora una chimera) stanno a poco a poco modificando le proprie regole. Altri, come il Brasile, hanno messo in atto accordi di reciprocità con i singoli paesi, e l'Italia è tra questi.
Altrove, se proprio si vuole acquistare una proprietà, si deve ricorrere ad un socio locale, che dovrà però possedere la maggioranza delle quote.

Le restrizioni legali non sono l'unico nodo da sciogliere prima di poter avere le chiavi del sognato paradiso. Per capire meglio in che modo muoversi ci viene di nuovo in aiuto Mr Vladi.
Come quest'uomo di mondo ama ripetere, solo il 5 percento delle isole in vendita possono vantare il titolo di "quality islands", le altre appartengono alla categoria che lui chiama "adventure islands".
Le prime, quelle di qualità, entrano sul mercato sporadicamente ed è raro vederle pubblicizzate sulle brochure on line; i proprietari sono poco propensi a disfarsene, perché di solito rappresentano un buon investimento e quando decidono di farlo, vendono in trattativa privata, senza troppi clamori. Di solito sono in Europa, Nord America, Nuova Zelanda e Australia.
Di "adventure islands" sono invece pieni i cataloghi on line ma, secondo Vladi, questa categoria offre meno vantaggi a chi davvero cerca un buen retiro per sé e per la propria famiglia. La spesa è quasi sempre "affordable", uno dei termini che maggiormente piace ai broker, nelle foto appaiono immagini attraenti e le descrizioni dei luoghi sono studiate ad arte per far sognare.
E' l'altra realtà che non viene mostrata, quella con cui si deve quotidianamente fare i conti: la mancanza di acqua potabile e di energia elettrica, le inevitabili zanzare e i temibili moscerini della sabbia, l'umidità a volte insopportabile, la lontananza da un qualsiasi centro medico, le tensioni socio-politiche, il tasso di criminalità della regione e via dicendo.
Ecco perché le due categorie hanno fasce di prezzo molto diverso; un buon acquisto si paga e il suo prezzo rimane stabile anche in tempo di crisi, mentre le proprietà più a rischio perdono di valore progressivamente, diventando terreno fertile per speculatori e investitori d'assalto.
Negli ultimi dieci anni, il valore di una proprietà ai Carabi è cresciuto del 300 percento. Ma, come di solito accade, sono in pochi a guadagnarci.

C'è poi da considerare che se l'isola non è già dotata di un'infrastruttura per viverci o solo per abitarci durante un periodo dell'anno, bisogna provvedere a costruirsela.
Niente paura, gli esperti assicurano che trasformare un'isola deserta in un accogliente, piccolo paradiso è meno difficile di quanto comunemente si creda: una casetta prefabbricata fornita di elettricità e di acqua, ottenuta attraverso un desalinizzatore o scavandosi un proprio pozzo, si realizza in tre mesi.
Tutti i suggerimenti su come sfruttare le tecniche di costruzione più innovative, nel pieno rispetto dell'ambiente, ce li fornisce come sempre il nostro venditore, che saprà indicarci anche a quale ditta rivolgerci per tutto ciò che serve nella fase post-acquisto.
Insomma il cliente non è mai lasciato da solo, naturalmente a patto che abbia denaro da spendere; è così il business si allarga a macchia d'olio. Ma non finisce qui.
Le due società già citate, e ce ne sono molte altre in rete, oltre a fare da intermediari nella compravendita, offrono un organizzato servizio di isole in affitto, destinato sia a quelli interessati all'acquisto, che prima vogliono "provare", sia a quelli che, più semplicemente, desiderano concedersi una vacanza fuori dal comune.

E qui si apre una finestra su un altro mondo, pieno di occasioni uniche e di immancabili offerte deludenti.
In molti casi di esclusivo c'è ben poco: nient'altro che una settimana, tutto compreso, in uno dei tanti resort tropicali che qualsiasi tour operator ha in catalogo.
Provate, ad esempio, alle Seychelles e troverete Bird Island oppure North Island, luoghi dove basta mandare un mail e prenotare anche per proprio conto.
Ma scavando bene qualcosa si trova. Vladi Island Travel dà la possibilità di scegliere tra 40 diverse destinazioni in un range di prezzi che varia tra i 75 e i 7.500 USD al giorno; naturalmente si va dall'isola con annesso resort di lusso al più remoto scoglio stile Robinson Crusoe, dove si arriva con zaino e sacco a pelo in spalla, si monta la propria tenda e ci si organizza da soli per i pasti.
Un solo esempio tra tutti: Enedrik Island, 14 acri di sabbia e palme sperduti nell'atollo di Arno, arcipelago delle Marshall, in pieno Pacifico. Un versante è protetto dal reef e la sua laguna è descritta come un acquario naturale di rara bellezza; dall'altro lato, invece, le onde si prestano al surf.
L'isola e le sue acque sono riserva protetta ed è perciò proibito pescare, raccogliere conchiglie o fumare. Per dormire al riparo ci sono due capanne e, per i servizi, una toilette e una doccia all'aperto. A disposizione degli ospiti anche un piccolo dinghy a motore per esplorare i dintorni.
Insomma sembra proprio una chicca per chi ama il genere. L'intero isolotto si affitta a soli 1.000 dollari a settimana ma si può avere per la metà durante la bassa stagione; il prezzo è per un massimo di 8 persone.
E per arrivare in questa sorta di nowhere? C'è un volo due volte a settimana da Honolulu a Majuro, da qui si prosegue in barca, attraversando l'atollo di Arno e in poco più di un'ora si approda infine nel proprio privato, piccolo eden. Che però, come tutti i paradisi in terra, ha anche le sue mele e i suoi serpenti.
Per dovere di cronaca è opportuno ricordare che se le Marshall, di cui si innamorò Stevenson, definendo Majuro la perla del Pacifico, non sono una delle mete più turistiche, lo devono al proprio triste passato.
Tra il 1946 e il 1958 sono state teatro di 23 esperimenti atomici, che hanno trasformato alcuni degli atolli più grandi del mondo in zone deserte, devastate dalle radiazioni.
Chi non ricorda Bikini? L'atollo di Arno è comunque lontano dalle zone contaminate e per questo è anche uno dei più popolati.
E d'altra parte, di test nucleari ne sono stati fatti parecchi anche a Moruroa, eppure continuiamo ad andare in Polinesia francese.
[Gennaio 2010]

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