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Storie dai Tropici

Lo squalo da due milioni di dollari

(Townsville , Australia - 3/5/2011)

Secondo uno studio pubblicato ieri in Australia, uno squalo ha più valore per l'economia locale da vivo che da morto. Si prenda l'esempio di Palau, piccolo stato-arcipelago della Micronesia, che nel 2009 ha creato il primo santuario degli squali al mondo.
Ebbene i ricercatori hanno calcolato che uno squalo di barriera, che vive nei pressi delle zone turistiche frequentate da snorkelers e sub, porta nelle casse dello Stato qualcosa come 180.000 dollari l'anno che, moltiplicati per la durata media della vita dell'animale, fanno quasi due milioni di dollari. Da morto invece, sarebbe venduto a poco più di 100 dollari.

Per dirla con le parole di Mark Meekan, ricercatore capo presso l'Australian Institute of Marine Science (AIMS), gli squali sarebbero una vera e propria million-dollar species. A Palau, il fascino degli squali spinge un'attività turistica capace di contribuire per ben l'otto per cento al PIL locale.
A fronte di questi dati, la caccia indiscriminata alla specie continua, spinta dalla forte domanda nei paesi asiatici di pinne di squalo, che rappresentano l'ingrediente principale di molte apprezzate zuppe.

L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) calcola che ogni anno vengono catturati e uccisi circa 73 milioni di animali; spesso sono issati a bordo, privati delle pinne e poi gettati ancora vivi in mare, dove muoiono per dissanguamento. Questa pratica ha portato il 30% delle specie a rischio di estinzione. Alcune popolazioni di squalo si sarebbero ridotte del 90%.

Gli squali hanno un ciclo riproduttivo molto lento, che comincia solo in età avanzata e che è in grado di generare una prole di non più di tre esemplari a parto. La scomparsa dai mari di grandi predatori, che sono al vertice della catena alimentare, ha gravissime ripercussioni sull'intero ecosistema oceanico. E questo non è stato nemmeno messo in conto nel calcolare il valore economico di uno squalo, ricordano i biologi marini australiani.

A seguito della decisione presa dal governo di Palau di salvaguardare la specie, anche le Hawaii, i territori di Guam, delle Marianne del Nord e le isole Marshall hanno vietato il possesso, la vendita e la distribuzione di pinne di squalo.
Se alle Hawaii servire una zuppa di pinne può già costare multe che vanno da 5mila a 15mila dollari, un senatore della California ha recentemente proposto di bandire il piatto tanto amato dai cinesi upper class nello Stato più progressista d'America. Ma è difficile intaccare abitudini vecchie milioni di anni e il progetto di legge, che non piace alla sempre più potente comunità cinese americana, rischia quindi di non passare.

Altri dettagli su: Mongabay.com
Leggi anche: Chi ha paura dello squalo?


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