Saba è unica nei Caraibi. Non ci sono spiagge bianche anzi, non ci sono proprio spiagge, tranne la minuscola Well’s Bay, che però compare solo tra aprile e giugno.
Non ci sono vere e proprie strade, tranne una, chiamata appunto the road, che traccia un improbabile e scosceso percorso tutto curve e tornanti. Il resto dell’isola è accessibile tramite sentieri e ripidissimi scalini, attraverso i quali si sale e si scende lungo un dislivello di oltre 800 metri.
Non ci sono grandi alberghi e resort, la vita notturna è praticamente inesistente, se non in qualche ritrovo al sabato sera. E nemmeno troverete molte piscine in cui sguazzare o sul cui bordo prendere il sole: l’acqua infatti scarseggia, l’isola non ha sorgenti e le uniche fonti di approvvigionamento sono le cisterne che raccolgono l’acqua piovana.
Se tutto questo non vi ha già scoraggiato, allora la piccola Saba potrebbe essere la vostra prossima meta.
Saba è un unico picco vulcanico che emerge verticalmente dall’oceano con ripide scogliere che lasciano il posto ad un terreno inizialmente arido e che poi, a mano a mano che si sale, si copre di foreste tropicali verdissime e rigogliose.
Quattro suggestivi villaggi sembrano in equilibrio precario lungo i crinali del vulcano e nelle conche: appena una manciata di piccole case in legno e pietra, con tetti rossi e portici in stile gingerbread che spuntano dai giardini fioriti.
Ma la parte sommersa dell’isola è ancora più spettacolare: tutto il perimetro marino è sottoposto a tutela dal 1987 e nei 26 punti di immersione i subacquei hanno la garanzia di assistere allo spettacolo quotidiano di una flora e fauna marina che raramente nei Caraibi è rimasta così intatta.
Se si aggiunge una popolazione storicamente tollerante e mentalmente aperta, che tiene molto alla protezione del proprio ambiente naturale, il gioco è fatto.
Se vi piace, questa è Saba.