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Storie dai Tropici

Bangkok paralizzata dalle camicie rosse

(Bangkok, Thailandia - 6/4/2010)

Decine di migliaia di camicie rosse, che dal 12 marzo si sono mobilitati per chiedere nuove elezioni, hanno ormai paralizzato il centro di Bangok.
Sfidando i cordoni della polizia antisommossa e il divieto imposto dal governo di manifestare nelle zone commerciali e finanziarie di Bangkok, i dimostranti hanno allargato la loro protesta a tutti i quartieri della città, compresi quelli delle banche e dello shopping di lusso. "Vogliamo dare una lezione al governo, che ogni strada appartiene al popolo", dice un leader delle camicie rosse.

Dalle finestre del Four Seasons, Hyatt e di altri hotel a cinque stelle lungo Rajdamri Avenue, i turisti, seccati ma imperturbabili, stanno a guardare. Gli hotel si stanno svuotando ma partire non è facile perché le strade sono bloccate, i taxi non riescono a passare e diverse stazioni dello Skytrain sono state chiuse.
"Eravamo venuti qui per fare acquisti, ma tutti i centri commerciali e i negozi sono chiusi" si lamenta una turista.
E' da quattro giorni infatti che i manifestanti sono accampati lungo le strade tra Ratchaprasong and Rama I, la zona dello shopping. "Rimarremo qui e dormiremo qui fino a quando verrà proclamato lo scioglimento del parlamento e saranno indette nuove elezioni" dice uno dei dimostranti.

Il governo ha ribadito di voler risolvere la crisi pacificamente e finora la protesta delle camicie rosse si è manifestata in modo colorato ma senza violenze. L'unico sangue versato nelle strade è stato un atto simbolico, servito soprattutto a richiamare l'attenzione dei media di tutto il mondo.
Ma la protesta sta assumendo proporzioni preoccupanti e la tensione potrebbe salire; una granata è esplosa oggi davanti alla sede del partito del primo ministro thailandese e ha ferito due agenti di polizia.
Da quando è cominciata l'occupazione del centro di Bangkok le perdite nel settore commerciale ammontano a 900 milioni di baht (28 milioni dollari).

Non si vede all'orizzonte una risoluzione della crisi e i tentativi di negoziazione avviati durante la scorsa settimana sono tutti falliti.
L'attuale primo ministro, Abhisit Vejjajiva, aveva messo sul piatto un possibile scioglimento delle Camere entro la fine dell'anno, ma il termine è stato giudicato irragionevole dalle camicie rosse che, incoraggiati dai continui messaggi del loro leader Thaksin, il multimilionario condannato per corruzione e latitante all'estero, sono fermamente intenzionati a continuare le proteste.

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