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Storie dai Tropici

L’ultimo video del cameraman rimasto ucciso a Bangkok

(Bangkok, Thailandia - 12/4/2010)

Il week end più sanguinoso degli ultimi vent'anni a Bangkok si è concluso con 21 morti e più di 800 feriti. I manifestanti e l'esercito si accusano a vicenda. Le camicie rosse, le cui proteste anti-governative erano state finora festose e pacifiche, rifiutano ogni responsabilità; il governo continua a sostenere che le forze antisommossa hanno usato solamente proiettili di gomma e gas lacrimogeni.

Spunta ora l'ipotesi di una "terza forza", oscure figure che si sarebbero infiltrate tra i manifestanti e che avrebbero fatto degenerare le proteste trasformandole in un bagno di sangue. Terroristi, li ha definiti oggi il premier thailandese, Abhisit Vejjajiva, che ha promesso di indagare, a fianco di un organismo indipendente, per chiarire le circostanze della morte dei 17 civili, tra cui un cameraman della Reuters, Hiro Muramoto, 43 anni, colpito al petto da una pallottola mentre seguiva le manifestazioni di sabato.

L'ultimo video girato da Muramoto, riconsegnato all'agenzia di stampa dai manifestanti, è una pellicola di sette minuti che, più che confermare la presenza di terroristi, è un'agghiacciante testimonianza di come paura e tensione si trasformino facilmente in violenza.

La prima scena si svolge nei pressi del Ponte di Phan Fah, nel centro storico di Bangkok; Muramoto è dietro le linee dell'esercito, sullo sfondo c'è il Monumento alla Democrazia. I fucili dei soldati sono puntati in aria, si sentono di continuo i colpi delle armi da fuoco. Un soldato guarda nervoso Muramoto. Poi un'esplosione, a pochi metri dal cameraman, manda a terra almeno quattro soldati in un lampo di fumo e scintille.

La camera mette a fuoco un militare steso per terra, ne gli inquadra gli occhi, è vivo ma ha una brutta ferita al collo. I colleghi sono chini su di lui e allentano il giubbotto antiproiettile. Nel fotogramma successivo, le truppe trascinano via un soldato per le braccia, mentre un altro corpo immobile viene portato via.
La telecamera si concentra su una scia di sangue che brilla sull'asfalto alla luce dei lampioni; le strade sono piene di bandiere messe lì per celebrare il Songkran festival, una delle manifestazioni più spettacolari e festose della comunità thailandese, che cade proprio in questa settimana.

L'angolazione si sposta per mostrare i ranghi delle camicie rosse. La maggior parte porta bastoni e alcuni sono armati di scudi, apparentemente presi dai soldati. Parlano freneticamente con i militari e lanciano oggetti in aria. Nessuno sembra prestare attenzione alla telecamera.
Ed è proprio a questo punto, intorno ad un incrocio, che riprese TV da altre fonti, mostrano uomini che arrivano correndo; solo che non indossano magliette rosse o tuta verde militare, ma abiti civili e sono armati.

S'interrompe qui l'ultimo drammatico video girato da Hiro Muramoto. Intanto non si vede una soluzione alla crisi e si temono ulteriori violenze nelle prossime settimane.

Reuters

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