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Storie dai Tropici

Ceneri vulcano: vincitori e vinti

(Roma, Italia - 19/4/2010)

Continua l’odissea di milioni di turisti sparsi per il mondo che cercano di tornare a casa e impazzano le polemiche su quello che si dovrebbe o non si dovrebbe fare per evitare che il caos nei cieli d’Europa continui ad aggravarsi. I vettori aerei accusano i governi di aver preso misure esagerate e chiedono l’apertura di almeno qualche corridoio. Ma nessuno è in grado di garantire l’assenza di rischio e si prolunga quindi la peggior crisi del trasporto aereo che si ricordi. “Perdiamo 250 milioni di euro al giorno" dice IATA. E si parla già di elargire aiuti straordinari alle compagnie aeree. Ma ci sono alcuni settori d’impresa che da questa situazione ci stanno invece guadagnando.

I treni prima di tutto. Le carrozze di Trenitalia viaggiano a pieno carico e i posti sui treni diretti all’estero sono tutti esauriti fino al 23 aprile.
Stessa situazione sulla linea Eurostar che collega la Francia con la Gran Bretagna: tutto prenotato fino a giovedì, nonostante decine di corse extra. Un bel colpo, che potrebbe risanare le perdite subite a Natale, quando il servizio rimase bloccato per giorni a causa della neve.
Affari d’oro per le agenzie di autonoleggio e per i traghetti. Secondo il Telegraph, la società P&O che fa servizio sulla Manica ha strappato solo nel fine settimana 11.000 biglietti; in condizioni normali sarebbero stati un centinaio.
Poi vengono gli alberghi, chi non riesce a partire deve pur dormire da qualche parte. La domanda sale e i prezzi vanno alle stelle. Infine, le compagnie telefoniche che hanno visto aumentare le richieste di audio e video conferenze, organizzate dalle imprese che hanno dovuto cancellare incontri e riunioni.

Tra quelli che ci rimettono i primi sono le compagnie aeree e gli operatori aeroportuali. Ma anche gli organizzatori di eventi, che hanno rimandato il rimandabile, e le compagnie di viaggi. TUI travel, la più grande compagnia di viaggi d’Europa, dichiara perdite di 23 milioni di euro, che crescono al ritmo di 5-6 milioni al giorno.
La crisi del trasporto aereo ha colpito duramente anche tutte le imprese del settore importazione/esportazione che non possono far partire o ricevere i propri prodotti (frutta, fiori ma anche medicinali) fino quando non riprenderanno i voli.
Il settore assicurativo sembra invece emergere indenne dai problemi causati dalla cenere vulcanica; nessun danno materiale diretto è stato infatti causato da aerei o da aeroporti. Anche le polizze assicurative di viaggio difficilmente coprono ritardi o cancellazioni dovuti a fenomeni naturali.

E i viaggiatori? Secondo la normativa comunitaria (Regolamento CE 261/2004) e come riportato nella “Carta dei diritti del Passeggero” dell’ENAC, in caso di cancellazione del volo il passeggero ha diritto al rimborso del biglietto, per la parte di viaggio non effettuata, oppure all’imbarco, il prima possibile, su un altro volo per la stessa destinazione (la cosiddetta riprotezione); in quest’ultimo caso il passeggero ha diritto anche a due chiamate telefoniche e ad eventuali pasti, pernottamenti in albergo e ai trasferimenti che dovessero essere necessari.
In alternativa al rimborso del prezzo del biglietto, la compagnia potrebbe offrire un voucher (solitamente di una cifra leggermente superiore al biglietto da rimborsare) da utilizzare per l’acquisto di un altro biglietto. Ma il passeggero non è tenuto ad accettare questa proposta.
Naturalmente in caso di calamità naturali, come l’eruzione vulcanica, è escluso qualsiasi altro diritto a compensazioni pecuniarie o risarcimento danni. Queste norme, ovviamente, si applicano solo a voli in partenza da aeroporti comunitari o, comunque, operati da vettori comunitari.

Altri dettagli su ENAC

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