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Storie dai Tropici

La città dei pirati dei Caraibi in lizza per l'Unesco

(Kingston, Giamaica- 1/6/2012)

Oggi è un piccolo villaggio di pescatori con qualche edificio storico fatiscente. Tre secoli fa era il principale hub commerciale dei Caraibi, la città più ricca e “la più malvagia della cristianità”, come la definì la Chiesa Cattolica. Se fu per effetto della maledizione papale o se per uno scherzo di Madre Natura, Port Royal, leggendario regno di corsari e bucanieri, sprofondò in mare un brutto giorno del 1692, travolta da un terremoto e forse anche da un maremoto.

Da allora la città dei pirati dei Caraibi - non quelli del film ma i filibustieri in carne e ossa – è rimasta addormentata nelle acque giamaicane davanti a Kingston. Fino a quando, qualche giorno fa, un team internazionale di archeologi ha annunciato che il sito merita di ricevere il massimo riconoscimento dall'Unesco: Port Royal si prepara a diventare il prossimo patrimonio mondiale dell'umanità.

“Port Royal ha un grande potenziale”, ha dichiarato Robert Grenier, archeologo subacqueo canadese "Città sommerse come questa non esistono in nessun'altra parte del continente americano." Ai tempi del suo massimo splendore la città era abitata da più di seimila persone, tra commercianti, artigiani e mastri d'ascia ma soprattutto tagliagole, ubriaconi e prostitute. Pare che per ogni residente ci fossero dieci taverne, bettole nelle quali il liquore del diavolo, cioè il rum, scorreva a fiumi.

La buona notizia è che, nonostante la devastazione del terremoto e secoli di oblio, sotto la massa uniforme di alghe che ricopre la città pirata gli archeologi hanno trovato rovine compatte e in buono stato, con gli antichi mattoni rossi ancora ben visibili. La struttura architettonica di Port Royal doveva ricordare, dicono gli esperti, una piccola Londra.

Questo affascinante mondo nascosto, che oggi è accessibile solo a qualche subacqueo munito di uno speciale permesso, potrebbe diventare un'attrazione per i turisti - ha sottolineato l'archeologo statunitense Donny Hamilton al termine del suo giro di valutazione. Insieme ad un team di altri esperti sta lavorando ad un piano di gestione del sito, che dovrebbe prevedere, tra l'altro, la realizzazione di strutture anche a terra.

Di lavoro da fare ce n'è parecchio e il dossier sarà presentato all'Unesco non prima del 2014. Ma ben venga se serve a riportare in vita un pezzo di storia che, nel bene e nel male, ha segnato la Giamaica e molte altre isole del mar dei Caraibi.

Altri dettagli: Jamaica Information Service

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