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Storie dai Tropici

Costa Rica: ripensare al turismo verde, prima che sia troppo tardi

(San Jose, Costa Rica - 7/5/2010)

Chi ha avuto la fortuna di fare un viaggio in Costa Rica parecchi anni fa conserva il ricordo di un paese straordinario, dove la tutela del territorio andava di pari passo con lo sviluppo di un ecoturismo vero, magicamente sintetizzato nel vecchio slogan Pura Vida.
Ma le cose cambiano e anche il Costa Rica si avvia verso un declino che, se non sarà contrastato, potrebbe allineare questo paese a tanti altri luoghi del mondo guastati da una politica ambientale sconsiderata e poco lungimirante.
Questo mese a San Jose è stato presentato uno studio, frutto del lavoro di due anni del CREST (Centre for Responsible Travel) presso la Stanford University in California, che esamina i problemi inerenti al modello turistico del Costa Rica, in particolare la crescita incontrollata dell'edilizia immobiliare nelle località di villeggiatura della costa pacifica.

La provincia nord-occidentale del Guanacaste ha subito danni ormai quasi irreversibili a causa della proliferazione del 'real estate'.
Sul litorale spuntano grandi condomini, residence e agglomerati di seconde case e, a mano a mano, si aggiungono campi da golf e centri commerciali che distruggono le mangrovie costiere, sottopongono i sistemi forestali e le barriere coralline all'inquinamento e condannano la zona al rischio di futuri smottamenti.
A causa degli elevati livelli di consumo d'acqua, utilizzata in grandi quantità nei residence o per irrigare i campi da golf, alcuni comuni cominciano già ad avere problemi di approvvigionamento idrico.
A Tamarindo, una delle prime zone ad essere colonizzata dal turismo residenziale, le seconde case e gli esercizi commerciali sono diventati talmente numerosi da sfollare i locali.
La ragione è che i prezzi dei terreni, delle case e dei servizi sono lievitati oltre la portata delle tasche della maggior parte dei costaricani. Secondo Gady Amit, responsabile dell'organizzazione ambientalista Confraternidad Guanacasteca, con la stessa somma che un tempo serviva ad acquistare un ettaro di terreno sulla penisola di Papagayo, oggi si arriva a comprare a mala pena un metro quadrato.
L'aumento del numero di turisti e lo sviluppo edilizio non pianificato pesano drasticamente sull'inquinamento costiero. La spiaggia di Tamarindo è stata chiusa a più riprese per il rischio derivante dalla contaminazione di batteri fecali.
Questi enormi complessi residenziali non hanno impianti di trattamento per le acque reflue o, quando li hanno, li usano saltuariamente per risparmiare sui costi di manutenzione.

Se la crescita delle infrastrutture a danno dell'ambiente è ormai da anni una realtà sulla costa pacifica settentrionale, la penisola di Osa, nell'estremo sud del paese, è da sempre rimasta un santuario naturale incontaminato, la frontiera più selvaggia del Costa Rica. Ma la minaccia che si profila all'orizzonte è più vicina che mai.
Dopo lunghi anni d'isolamento, la penisola di Osa si raggiunge ora con larghe strade asfaltate e c'è un piano per trasformare il piccolo aeroporto locale in uno scalo internazionale. Gli stessi operatori turistici della regione, per quanto favorevoli ad un certo grado di sviluppo, sono terrorizzati all'idea che, grazie alla facilità di accesso, la zona possa diventare preda di voraci speculatori.

Risponde alla preoccupazioni sollevate dal rapporto del CREST Maria Amalia Revelo, direttore del Costa Rican Tourism Institute (ICT), sostenendo che il modello di sviluppo turistico nazionale si è basato, negli ultimi 15 anni, su piccole unità abitative, integrate con alberghi di medie dimensioni. "La media è di 17 camere per albergo e, sebbene ci siano alcuni grandi complessi sulla costa del Pacifico, il paese è riuscito a mantenere un equilibrio tra piccole e grandi strutture" ribatte la Ravelo.
Gli ambientalisti locali concordano con il CREST sul fatto che il problema principale non sta nella dimensione degli alberghi ma nell'eccessivo sviluppo del settore immobiliare. "Gli alberghi almeno offrono lavoro - denuncia Amit - lo sviluppo residenziale, una volta che le costruzioni sono terminate, non porta alcun vantaggio alla comunità locale".
Anche riguardo alla penisola di Osa, dall'istituto del turismo ci tengono ad attenuare le preoccupazioni. Il modello del Guanacaste non sarà imitato a Osa perché - sostiene la Ravelo - sono troppo diversi gli ambienti che i due ecosistemi hanno da offrire: la penisola di Osa è occupata da foreste pluviali e zone umide, mentre nel nord predominano gli ambienti tropicali secchi.

Vedremo. Il problema messo in evidenza dallo studio del CREST, cui hanno collaborato scienziati degli Stati Uniti e del Costa Rica, è la mancanza di pianificazione nell'uso del territorio e l'insufficiente coordinamento tra i 35 organi che intervengono nella concessione di permessi per lo sviluppo immobiliare e i progetti turistici lungo la costa del Pacifico.
Ogni anno due milioni di visitatori portano nelle casse dello stato due miliardi di dollari. E' un'entrata importante che non dovrebbe però far dimenticare l'attenzione verso la tutela ambientale in un paese che attira proprio per la sua straordinaria biodiversità e ricchezza naturalistica.

Altri dettagli su: Inter Press Service

Schede PaesiTropicali: Costa Rica


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