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Storie dai Tropici

Accra, capitale del rifiuto hi-tech

(Accra, Ghana - 24/5/2011)

Cellulari rotti, vecchi televisori, elettrodomestici che non funzionano più, stampanti e soprattutto computer: in una sola parola, i rifiuti tecnologici. Invece di essere smaltiti come legge prevede, finiscono per alimentare un vasto traffico illegale, tutto a spese del terzo mondo e, in particolare, dell'Africa Occidentale.

L'ultimo scaldalo è stato portato alla luce da un gruppo di attivisti inglesi dell’Environmental Investigation Agency (EIA), che ha diffuso un dossier nel quale è documentato il lungo viaggio dei rifiuti hi tech dall'Inghilterra al Ghana.
Nel gigantesco traffico illegale sarebbero coinvolti marchi noti del calibro di Tesco e Barclays, nonché istituzioni governative come il servizio sanitario nazionale, che si affidavano a società di riciclaggio e subcontractor senza scrupoli.
Si stima che ogni anno centomila tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici vengano caricate sui container e spedite dai porti britannici verso l'Africa, come apparecchiature funzionanti. A volte, nei documenti di viaggio si dichiara che le casse contengono materiale elettronico fornito gratuitamente alle popolazioni svantaggiate.

Arrivati a destinazione il televisore, il vecchio cellulare o il computer finiscono in enormi discariche, come quella che va ingigantendosi nella periferia di Accra, capitale del Ghana. Qui sono soprattutto i bambini ad occuparsi del recupero dei materiale rivendibili, quasi tutti tossici; lo fanno servendosi di una mazza o direttamente a mani nude, venendo quindi a contatto con i metalli e con una micidiale miscela di sostanze chimiche, in condizioni di lavoro che definire disumane è dir poco.

Il documentario trasmesso qualche giorno fa dalla BBC, che ha collaborato con la EIA all'inchiesta, ha mostrato immagini raccapriccianti di bambini di dieci anni che scavavano in quel cimitero digitale che è la discarica di Agbogbloshie. Nel fiume Accra, che scorre nei pressi dell'immondezzaio tecnologico, non c'è più alcuna forma di vita.
Una volta separati gli scarti, gli scavatori bambini rivendono per pochi spiccioli metalli ed altri materiali di recupero ai propri datori di lavoro. Il rifiuto, che rifiuto più non è, passerà diverse mani prima di essere riutilizzato, magari per assemblare giocattoli, che saranno poi venduti in tutto il mondo con buona pace del loro contenuto di veleni.
Ma il traffico non si ferma qui; l'ultima frontiera è quella del recupero dagli hard disk dei dati di carte di credito, conti bancari e quant'altro possa essere utile a società legate al cyber crimine. Ed è per questo che è opportuno distruggere un hard disk prima di buttarlo via.

Quanto accade ad Accra non è purtroppo un caso isolato. Il vizio di trattare il terzo mondo come una discarica a cielo aperto è diffuso in tutti i paesi industrializzati e, perché no, anche in quelli emergenti. Secondo le ricerche fatte da Greenpeace, da 20 a 50 milioni di tonnellate di materiale tossico vengono inviate in un qualche paese dimenticato del terzo mondo, senza che il destinatario abbia mai dato il permesso di voler ricevere un regalo tanto scomodo.

Altri dettagli su: BBC Panorama

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