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Storie dai Tropici

Ad Haiti un anno dopo: tante promesse mancate, una mantenuta

(Port-au-Prince, Haiti - 9/1/2011)

Tra un paio giorni, il 12 gennaio, sarà passato un anno dal terremoto che ha sepolto e ucciso più di 200.000 haitiani, lasciando senza tetto milioni di persone.
La città di Port-au-Prince, letteralmente rasa al suolo dal sisma, è tuttora un cumulo di macerie. Dei 500 miliardi di dollari promessi ad Haiti da governi e privati, è arrivato ben poco: si parla di 6 miliardi, il resto non si è mai materializzato, vuoi perché gli impegni di millantatori travestiti da filantropi non sono stati mantenuti, vuoi per la corruzione dell'élite haitiana e l'inefficienza della macchina degli aiuti internazionali.

Tra un paio di giorni, alla vigilia del fatidico 12 gennaio, aprirà nuovamente le porte il Marché en Fer, risorgendo nel cuore di Port-au-Prince come una fenice dalla sue ceneri. Forse è l'unico segno tangibile della ricostruzione, una speranza in un contesto di disperazione e devastazione.

Inaugurato nel 1891 il Marché Vallière fu ribattezzato Marchè en fer per la sua struttura metallica; l'allora presidente Florvil Hippolyte si era fatto spedire i pezzi da Parigi. Il grande edificio in ghisa smaltata, con le sue quattro torri a forma di minareto (in origine era destinato all'Egitto, poi l'affare sfumò e venne ceduto ad Haiti) era considerato ai tempi come l'emblema della modernità di Port-au-Prince, una sorta di monumento nazionale, che faceva bella mostra di sé sulle cartoline della città.

Haiti di momenti brutti ne ha vissuti tanti, una sequela ininterrotta di sofferenze e calamità, ma dentro il mercato era un brulicare di vita: folle di haitiani venivano a cercare in quell'accozzaglia di beni esposti sui banchi qualsiasi cosa si potesse comprare, dallo stretto necessario a qualche lusso, come un CD pirata, un bijoux, un giocattolo ricavato da una vecchia lattina.
Dopo il terremoto il Marchè en Fer si è schiantato al suolo, insieme al resto di Port-au-Prince; solo due torri erano rimaste in piedi, con l'orologio della facciata centrale bloccato sull'ora del sisma.

La ricostruzione dell'edificio è stata voluta da Dennis O'Brien, magnate irlandese della compagnia di telefonia mobile Digicel: subito dopo il terremoto il miliardario donò 5 milioni di dollari alla charity Haiti Relief e promise di restituire il mercato di ferro agli haitiani.
E lo ha fatto in tempo record, nonostante il colera, gli scontri pre e post-elettorali, i mille intoppi della burocrazia. Per soddisfare il suo ego o per aiutare gli haitiani, che dice di amare di più di quanto non facciano coloro che li governano? Poco importa, ciò che conta è che una volta tanto non si tratta di promesse mancate.

Altri dettagli su: Guardian
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