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Storie dai Tropici

Le specie marine pericolose delle Maldive

(Male, Maldive – 8/1/2010)

E’ stato presentato ieri all’Indira Gandhi Memorial Hospital il primo libro sugli animali marini pericolosi delle Maldive.
Alla manifestazione ha partecipato il dottor Azeez Yoosuf, presidente della Maldive Medical Association, che ha sottolineato l’importanza della pubblicazione per i medici e gli infermieri locali, oltre che per i tanti turisti che ogni anno s’immergono o fanno snorkeling nelle acque dell’arcipelago. “Sebbene si registrino più incidenti nelle strade di Male che nelle acque delle nostre isole, bisogna riconoscere che molte volte gli infortuni causati da animali marini, urticanti o velenosi, vengono trattati in maniera impropria” ammette Yoosuf.
Gran parte del merito va ad uno degli autori, la biologa marina Verena Wiesbauer Ali che, dopo essere rimasta vittima della puntura di una medusa comunemente chiamata Purple jellyfish (Pelagia panopyra), aveva personalmente constatato la scarsa conoscenza dei medici locali.
Così, insieme a due suoi colleghi, un biologo e un medico, ha raccolto nel libro foto e descrizioni delle specie marine pericolose presenti nelle acque delle Maldive, fornendo per ciascuna classe una descrizione dettagliata dei sintomi e le raccomandazioni per un adeguato trattamento medico. Il testo contiene inoltre un dizionario Dhivehi con i nomi locali delle specie prese in esame, che facilita il riconoscimento da parte del personale medico maldiviano.
Sfatati anche i metodi tradizionali usati per le lesioni da contatto provocate dalle meduse: alle Maldive c’è ancora qualcuno che tratta le ferite con urina calda o alcool.
Ma gli autori mettono in guardia anche sui trattamenti più comuni, come l’applicazione di aceto per disattivare la tossina; se può andar bene nella maggior parte dei casi, in altri, come per la puntura di Physalia physalia (Caravella portoghese), si potrebbe avere l’effetto opposto. Il libro spiega che le ferite provocate dall’aculeo delle razze dovrebbero essere lasciate aperte e non ricucite, come spesso si fa negli ospedali dell’isola, per evitare che i tessuti colpiti diventino necrotici.
Al di là dei consigli per medici e infermieri, il libro contiene tutte quelle raccomandazioni utili per chi entra in contatto con il mare: dai pericolosi tagli provocati dai pesci chirurgo se si tenta di prenderli in mano, alle spine velenose dei pesci leone o ai rischi del pesce pietra e così via. Nel ricco repertorio delle creature marine maldiviane non mancano gli squali; 35 le specie presenti nelle acque dell’arcipelago, comprese quelle più aggressive, tra cui lo squalo tigre. Ma, come fanno notare gli autori, perché questi grossi predatori dovrebbero prendersela con l’uomo quando hanno a disposizione abbondante pesce di cui cibarsi? L’unico incidente da squalo che Verena ricordi è quello occorso ad un incauto pescatore che, per togliere l’amo dall’animale, ha messo la mano nella bocca dello squalo. Peccato che fosse ancora vivo.

Viaggiare alle Maldive

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