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Storie dai Tropici

Marea nera: arriverà a Cuba prima che alle Keys

(L'Avana, Cuba - 20/5/2010)

Cresce la preoccupazione negli Stati che si trovano sulla traiettoria della marea nera. Le correnti potrebbero infatti, come si temeva già settimane fa, trasportare il petrolio sulle coste settentrionali di Cuba e arrivare poi fin sulle spiagge delle Bahamas.
Anzi, secondo alcuni ricercatori dell'USF (University of South Florida), ci sarebbe una concreta possibilità che la macchia di petrolio venga trascinata direttamente sulle coste di Cuba, ancor prima di risalire verso le Florida Keys.
La situazione è in continua evoluzione ma gli effetti potrebbero essere disastrosi per l'economia cubana, che conta sulle entrate di valuta straniera provenienti dall'industria turistica.

Se nei prossimi giorni la marea nera dovesse arrivare a Cuba, le aree costiere che più soffrirebbero dell'inquinamento sarebbero quelle di Pinar del Rio, ad est dell'Avana. Le spiagge di questa regione, relativamente poco turistica, sono splendide, le acque trasparenti e ricche di coralli.
Playa Colorada, l'Ensenada de Dimas e le baie intorno a Puerto Esperanza sono solo alcune delle zone più apprezzate dai sub.
Davanti alla costa si estende l'arcipelago di Los Colorados una miriade di cayos e di isolotti corallini, il più conosciuto e attrezzato dei quali è Cayo Levisa. Sulla punta est dell'isola si trova la penisola di Guanahacabibes, una regione vergine dichiarata patrimonio della biosfera dall'UNESCO nel 1987.
Appare invece meno probabile che la marea nera possa contaminare le spiagge di Varadero, la più famosa località turistica dell'isola, situata sulla costa settentrionale ma parecchio più a ovest rispetto al flusso della loop current.

La minaccia del petrolio preoccupa anche le Bahamas; ma qui il pericolo d'inquinamento è meno concreto rispetto a quello di Cuba o del sud est della Florida.
Secondo gli esperti, ci vorranno dalle 2 alle 9 settimane prima che il petrolio possa raggiungere l'arcipelago delle Bahamas, e qualora accadesse, arriverebbe solo sulle isole più occidentali e in quantità minima, tale da non causare danni significativi all'ecosistema costiero.
Ad ogni buon conto, dalle Bahamas hanno già fatto sapere che, in caso d'inquinamento, chiederanno alla BP il rimborso di tutte le spese per la ripulitura delle coste.

Intanto sono stati avviati colloqui "a livello operativo" tra funzionari cubani e statunitensi. Non è chiaro se gli USA abbiano offerto assistenza a Cuba, qualora il petrolio dovesse raggiungere le spiagge cubane, né se dall'isola abbiano o meno accettato l'offerta.
Sebbene da oltre mezzo secolo non ci siano relazioni formali tra i due paesi, in casi di emergenza, come quello attuale, si sono viste diverse aperture ad una collaborazione operativa.
In occasione del terremoto di Haiti, Cuba aprì immediatamente il suo spazio aereo per consentire ai velivoli americani di portare soccorso. Nel 2005, quando la Louisana fu messa in ginocchio dall'uragano Katrina, Fidel Castro si offrì di mandare squadre di medici cubani per aiutare a curare le vittime; ma il dipartimento di stato americano rifiutò l'offerta.

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