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Storie dai Tropici

Masai Mara: la fauna selvatica ridotta a un terzo

(Nairobi, Kenya - 1/6/2011)

Impala, facoceri, giraffe, gnu, zebre ed altri grandi mammiferi residenti nella riserva protetta tanto amata dagli appassionati di safari sono drasticamente diminuiti.
"Il Mara ha perso più di due terzi della sua vita selvatica" è la conclusione a cui giunge il Joseph Ogutu, ricercatore presso l'Università di Hohenheim, dopo aver analizzato i dati raccolti a partire dal 1977, anno in cui è cominciato in Kenya il pattugliamento aereo per il monitoraggio degli animali. Delle 13 specie prese in esame, tutte di grandi dimensioni, solo struzzi e gazzelle di Grant sembrano non aver subito lo stesso implacabile declino.

Che i grandi mammiferi stessero scomparendo dal Mara era un fatto noto; lo rilevava anche un precedente studio, condotto e finanziato dal WWF, che tuttavia esaminava un periodo di non più di 15 anni. I risultati ottenuti ora, grazie ad un campionamento più ampio ed accurato, hanno lasciato a bocca aperta gli scienziati, che si aspettavano piuttosto un recupero, almeno a partire dal 2000, quando il Kenya ha intensificato gli sforzi per la tutela della fauna selvatica.

Sempre meno erbivori attraversano l'invisibile cerniera di confine con il Serengeti per entrare nel Mara; la grande migrazione degli gnu, uno dei fenomeni più spettacolari del pianeta, coinvolge oggi il 64% in meno degli animali che si osservavano trent'anni fa. E durante la stagione umida, quando gli erbivori ritornano nel Serengeti, la fauna del Mara si riduce addirittura del 97%.

Il turismo questa volta non c'entra, o comunque c'entra poco. La colpa del declino, secondo gli autori dello studio, va ricercata nella crescente presenza dell'uomo e nell'usurpazione del territorio, sempre più spesso trasformato in pascolo e coltivazioni. Il numero di bovini domestici nella riserva è più che triplicato, quello di ovini e caprini è aumentato di quasi sette volte.
Portare il bestiame al pascolo all'interno dei confini del parco è una pratica proibita, ma di fatto molto diffusa. Gli stessi pastori Masai, diventati loro malgrado una popolazione più stanziale che nomade, gravitano ai confini della riserva; l'allevamento e lo sfruttamento agricolo sconvolge il delicato equilibrio della regione, limita gli spazi un tempo riservati esclusivamente alla fauna selvatica e impoverisce il territorio, già in crisi a causa di ricorrenti episodi di siccità.

L'altro fattore che concorre a determinare il quadro attuale è la caccia di frodo: le autorità del parco hanno arrestato negli ultimi dieci anni oltre 1500 bracconieri e rimosso decine di migliaia di trappole; ma la caccia illegale continua a rappresentare una gravissima minaccia per l'ecosistema.

Il quadro che emerge è preoccupante; non basta più concentrare gli sforzi di conservazione all'interno dei confini del Masai Mara, bisogna regolamentare l'espansione degli insediamenti anche fuori dal parco, altrimenti uno dei paradisi della fauna selvatica, icona del Kenya e dell'Africa orientale, sarà solo un ricordo.

Intanto nel Serengeti, dove peraltro la popolazione animale rimane stabile, incombe la minaccia di una strada a doppia corsia, progettata per collegare Arusha, nei pressi del monte Kilimanjaro, con Musoma, vicino al lago Victoria, che di fatto taglierebbe in due la parte settentrionale del parco. Un progetto sconsiderato, che provocherebbe un effetto barriera con conseguenze incalcolabili sulla grande migrazione e sull'intero ecosistema della regione.

Altri dettagli su: BBC news
Leggi anche: Non sventrate il Serengeti: gli scienziati lanciano l'allarme
Schede PaesiTropicali.com: Kenya, Tanzania

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