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Storie dai Tropici

Passaporto per la Polinesia

(Suvarov, Isole Cook - 12/9/2011)

Trasferirsi in Polinesia, chi non l'ha mai sognato? Niente di più facile, si fa tutto su internet: un modulo da riempire, un paio di foto, poi si aspetta qualche giorno e voilà ecco ottenuto il passaporto elettronico. Ben inteso, chi vuole quello cartaceo può richiederlo, basta pagare un obolo per le spese di rilascio.
C'è però un dettaglio: come ve la cavate con l'alfabeto cirillico? Sarà meglio cominciare a prendere lezioni di lingua russa, altrimenti mandare avanti la pratica di cittadinanza potrebbe presentare qualche difficoltà.

La “notizia” è apparsa qualche giorno fa su ABC, quotidiano spagnolo di chiara ispirazione monarchica che, a sua volta, riporta quanto pubblicato dal giornale moscovita Izvestia: magnate russo rifonda impero zarista in pieno Pacifico.
Il nuovo stato sovietico rinasce in un magnifico atollo polinesiano: Suvarrow, o Suvarov che dir si voglia, una lingua di sabbia coperta dalle palme, che nel suo punto più largo misura 270 metri. Pare che Anton Bakov, ex deputato della destra russa, nonché scrittore e avventuroso viaggiatore, abbia acquistato quest'isola delle Cook e che si sia lanciato, insieme a cinque suoi amici, nella non facile impresa di far risorgere l'impero di Pietro il Grande.

Sul sito istituzionale della nuova monarchia, dove sono pubblicati gli articoli della carta costituzionale, purtroppo solo in cirillico, si legge che i confini del nascente impero russo si estendono in realtà ben oltre l'atollo di Suvarov e comprendono 17 regioni dell'oceano Pacifico, che vanno dal continente antartico alle isole disabitate di Polinesia francese, Marshall, Hawaii, tutti territori scoperti all'epoca da esploratori russi.
In questa immensa distesa fatta di tanto mare e poca terra troviamo, ad esempio, Motu One, ribattezzato atollo di Bellingshausen in onore del suo scopritore che però, fino a prova contraria, fa parte del comune di Maupiti, territorio francese d'oltremare nelle Isole della Società, a circa 550 km da Tahiti.
Troviamo pure il famoso atollo di Bikini, devastato dai test nucleari del primo dopoguerra; qui, dove ormai non vive più nessuno, sventola la bandiera a stelle e strisce, ma per il nuovo impero russo l'atollo porta ancora il nome del botanico e zoologo russo Johann Friedrich von Eshsholtsa. E così via, di isola in isola, obbligandoci a un lungo ripasso della storia delle esplorazioni russe nel Pacifico.

Ma torniamo a Suvarov. Sarà vero che il miliardario russo ha acquistato l'atollo e che da qui partirà alla riconquista degli altri territori? Lui dice di sì, strano però che non si trovi nulla di ufficiale sulla cessione di un'isola, per di più dichiarata formalmente parco nazionale dal governo democratico delle isole Cook.
Tutto può essere, dar via qualche isoletta al miliardario di turno per rimpinguare le casse vuote dello Stato è pratica comune, in Pacifico come ai Caraibi.

Se davvero la sperduta Suvarov, un posto unico al mondo popolato da milioni di uccelli marini, fosse stata venduta all'ex politico e ora imprenditore russo, sarebbe una notizia che ci rattrista.
E' verosimile che Bakov voglia trasformare l'atollo in una sorta di Sharm el Sheik polinesiana, come suggerisce il titolo del video promozionale che gira su YouTube, e che la delirante idea di una restaurazione zarista sia solo una fantasiosa operazione di marketing.
Il buon Tom Neale, l'uomo che decise di fuggire alla civilizzazione andando a vivere su un'isola deserta, si rivolterebbe nella tomba.

Tom è una leggenda tra i velisti. Se non ci fosse stato lui, Suvarov sarebbe un atollo come tanti nel Pacifico e non quel santuario che ha affascinato centinaia di navigatori, primo fra tutti Bernard Moitessier.
Tom Neal era un medico neozelandese che, dopo aver percorso il Pacifico in lungo e in largo, decide all'età di cinquant'anni di trasferirsi nell'atollo disabitato di Suvarov, fuori dalle rotte delle navi e distante 250 miglia dalla prima terra abitata. Si costruisce una capanna di foglie, scava un pozzo per l'acqua, impara a pescare nella laguna e a coltivare un orto. Era il 1952.

Tom rimane a Suvarov per quasi vent'anni tornando, a varie riprese, a vivere da solo sulla sua isola. Intanto si era sparsa la voce e qualche imbarcazione modificava la rotta per andare a trovare quest'uomo stravagante ma squisitamente istruito, in perfetta forma fisica e con quel cappello floscio sempre calato sulla testa.
Il visitatore veniva accolto con grande calore, a patto che si comportasse secondo i principi di Tom - prendi da qui tutto ciò di cui hai bisogno e lascia qui quel che hai di troppo - unica regola per trascorrere qualche giorno sulle spiagge bianche di questo magico atollo. Un paradiso che però, come ammetteva lo stesso Tom, poteva trasformarsi in un inferno.
Basta il passaggio di un ciclone che le palme volano in aria sradicate dai venti e l'anello di corallo contornato da minuscole isole quasi sparisce, travolto dalle onde. E poi, anche nella stagione buona, c'è da pensare a come procurarsi cibo e acqua, a proteggersi dal sole, a non tagliarsi sui coralli. Insomma non è proprio come stare in un resort delle Maldive. Ma a Tom questa vita piaceva e la sua passione si trasmetteva intatta a chi andava a fargli visita.

Ormai invecchiato, con la prospettiva di morire da solo su un'isola deserta, Tom Neale lascia Suvarov senza permettere che la sua bella avventura possa tramutarsi in un incubo. Torna a Rarotonga, dove muore nel 1977, all'età di 75 anni.
“Ho dimostrato che si può vivere da soli su un'isola deserta ed essere felici”, aveva scritto nel suo bel libro raccontando gli anni vissuti a Suvarov. Un libro che ancora oggi ispira molti velisti.
Nonostante la difficoltà di entrare nell'unica passe, Suvarov è meta di navigatori giramondo, che si ritrovano nelle acque tiepide dell'atollo per riposarsi, sistemare la barca, condividere racconti di viaggio e poi proseguire verso le Samoa, le Fiji o la Nuova Caledonia.

Chissà se c'è ancora il guardiano del parco, che ti accoglieva nella casa di Tom Neale e ti mostrava orgoglioso gli alberi da frutto, il pozzo, il circuito di condotti realizzato da Neale per sfruttare l'acqua piovana. Chissà se c'è ancora quel cartello sulla spiaggia a spiegare che le strutture dell'isola sono a disposizione di chiunque, purché andando via si lasci tutto in ordine. Chissà se la leggenda di Tom Neale sopravviverà al delirio di Bakov.
Suvarov, è vero, fu scoperta nel 1814 dalla nave oceanografica russa Suwarrow; ma questo è tutto ciò che l'isola ha da spartire con la fantasiosa rinascita dell'impero zarista. Poi, come possibile buen retiro di magnati russi, proprio nulla a che vedere.

A proposito, se state pensando di richiedere un passaporto “polinesiano-russo”, il sito istituzionale del nascente impero precisa che documento verrà rilasciato, tambur battente, a tutti i cittadini delle ex repubbliche sovietiche; le domande presentate da chi non può vantare simili natali saranno prese in considerazione e valutate caso per caso.

Leggi anche: Quasi quasi compro un'isola e Il giro del mondo a vela

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