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Storie dai Tropici

Quinoa, luci e ombre sul super alimento

(Roma, Italia - 12/6/2012)

Il 2013 sarà l'anno della quinoa. Per promuovere e diffondere l'uso del super alimento andino non si poteva scegliere altro testimonial del presidente boliviano Evo Morales, nominato ieri all'unanimità ambasciatore speciale della FAO.
Considerata uno degli alimenti più sani e completi, la quinoa può dare un importante contributo in termini di sicurezza alimentare in quei paesi con povertà diffusa. E non solo.
“In futuro avremo più persone da sfamare e sempre meno accesso all’acqua” ha ricordato il direttore generale della Fao Jose Graziano da Silva, precisando che la quinoa è una pianta dalle straordinarie capacità di adattamento, che cresce bene anche in zone semi aride, fino ad una quota di 4.000 metri, e non ha bisogno di molta acqua.

In lingua quechua, quinoa significa “madre di tutti i semi”; la pianta era considerata sacra dagli Inca e di conseguenza il suo utilizzo era osteggiato dai conquistadores spagnoli. Ciò nonostante le tradizionali colture di quinoa sono sopravvissute tra le popolazioni andine: oggi la Bolivia è il principali produttore di quinoa, insieme a Perù, Ecuador e Cile. E la coltivazione del millenario alimento andino si sta sperimentando anche in Europa, Asia, Africa e Australia.

La quinoa, pur non essendo un cereale in senso stretto, può rappresentare una nutriente alternativa a riso, mais e frumento: il seme è ricco di quelle proteine vegetali che forniscono amminoacidi essenziali, ma contiene anche ferro e altri minerali, oltre che omega-3. Per queste proprietà è molto apprezzata dai vegetariani; inoltre, non ha glutine è può essere consumata persino dai celiaci.
Cucinata bollita e usata come cous cous, anche nelle insalate, la quinoa sta diventando sempre più di moda anche qui da noi, nonostante un mercato limitato ai negozi bio e dei prodotti equo e solidale. Ma le cose stanno rapidamente cambiando.

Mentre in Bolivia aumentano le esportazioni e il prezzo della quinoa sale, scatenando disordini, diverse multinazionali, Nestlé in prima fila, stanno già investendo miliardi per creare nuove varietà adatte a coltivazione estensive. E' un paradosso, ma si rischia che l'oro della Bolivia diventi un prodotto di lusso, che i boliviani stessi non potranno più permettersi.

Altri dettagli: Prensa Latina


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