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Storie dai Tropici

Votano per lo status quo in Martinica e Guyana

(Fort-de-France, Martinica - 11/1/2010)

Ha vinto il fronte del no nel referendum istituzionale tenutosi ieri in Martinica e Guyana; è stata così bocciata la proposta di un nuovo statuto, che avrebbe garantito maggiore autonomia e più ampi spazi decisionali ai governi locali dei due territori francesi d'oltremare.
Una larghissima maggioranza dei votanti, l'80 percento in Martinica e il 70 per cento in Guyana, ha chiaramente espresso la volontà di conservare intatti i legami con la Francia che, nell'attuale regime statutario, garantiscono protezione sociale e consentono l'accesso ai fondi europei.
"Era un salto nel buio e ha vinto la saggezza" dichiarano trionfanti i leader progressisti del no, che avevano costruito la propria campagna elettorale sulle prospettive d'incertezza che si sarebbero aperte per il paese, se fosse passata l'approvazione al nuovo statuto.
"E' stato un voto dettato dal panico; c'è un unico perdente ed è la Martinica" afferma Alfred Marie-Jeanne, presidente del Consiglio regionale e leader del movimento indipendentista (MIM). È una questione politica, oltre che giuridica, che denota un senso di sfiducia nei confronti dei funzionari locali e che potrebbe riflettersi sulle elezioni regionali che si terranno in marzo in Martinica, dove il fronte indipendentista potrebbe a questo punto uscirne sconfitto.
L'Eliseo non nasconde la soddisfazione: "la scelta riafferma l'attaccamento della popolazione della Martinica e della Guyana alla repubblica francese".
La bocciatura del referendum si traduce in uno status quo: Martinica e Guyana restano, insieme a Guadalupa, gli ultimi dipartimenti d'oltremare (DOM), regolati dall'articolo 73 della Costituzione francese, che li rende province periferiche dell'Unione Europea. Ciò nonostante, in Martinica il tasso di disoccupazione sfiora il 20% e i salari sono notevolmente più bassi di quelli della madrepatria, a fronte di un costo della vita a livelli europei. Stessa situazione, se non peggiore, in Guyana, la cui economia si regge in gran parte sulle sovvenzioni per il sito spaziale europeo Ariane.
Con la vittoria del sì, sarebbe stato invece approvato il passaggio al regime statutario di collettività d'oltremare (COM) previsto dall'articolo 74, di cui attualmente godono le altre ex colonie francesi sparse per il mondo: le isole di St. Martin e St. Barth nei Carabi, la Polinesia francese e Wallis e Futuna nel Pacifico, l'isola di Mayotte nell'oceano Indiano e le terre di St. Pierre e Miquelon nell'Atlantico settentrionale. Dal canto suo, l''isola di Réunion si era già espressa a sfavore di un'ipotesi di maggiore autonomia mentre rappresenta un caso a parte la Nuova Caledonia, l'unica ex colonia che tra il 2014 e il 2018 andrà al voto per decidere sulla piena indipendenza dalla Francia.
Intanto in Guadalupa, che già nel 2003 aveva rifiutato il passaggio da DOM a COM, si profilano all'orizzonte nuovi scioperi e manifestazioni di piazza; i guadalupeani hanno preferito rimandare qualsiasi decisione su eventuali modifiche statutarie, prendendosi 18 mesi di tempo per elaborare un proprio "progetto di società", incompatibile con uno scrutinio dal quadro così incerto, come quello proposto ieri in Martinica e Guyana. Qualora avesse vinto il sì, non si sarebbe comunque aperto alcun passaggio verso una vera e propria indipendenza, come aveva chiaramente sottolineato Sarkozy durante la sua visita alle Antille nel pieno dell'aspra crisi sociale dei primi mesi del 2009. Insomma, la galassia francese d'oltremare ha un avvenire ancora molto incerto.

per altri dettagli: Liberation

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