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Storie dai Tropici

Colera in Repubblica Dominicana: come stanno le cose?

(Santo Domingo, Repubblica Dominicana - 24/11/2010)

La Repubblica Dominicana conferma il suo quarto caso di colera: questa volta si tratta di una ventenne residente nella provincia di Santo Domingo. La ragazza, risultata positiva ad un controllo di routine, è stata curata e sta bene; sono fuori pericolo anche le altre tre persone che hanno contratto la malattia, una sola delle quali era stata ad Haiti.
Le autorità hanno intensificato i controlli e la macchina sanitaria sembra funzionare senza sbavature. Che il colera arrivasse anche in Repubblica Dominicana era un fatto scontato e inevitabile: il confine lungo 376 km, che taglia in due l'isola di Hispaniola, è quotidianamente attraversato da gente che si muove tra Haiti e la Repubblica Dominicana per commerci o per andare a lavorare.
Ma che un'epidemia possa dilaniare il paese, come sta succedendo invece ad Haiti, è un'ipotesi quanto mai lontana. Le condizioni igienico sanitarie nella Repubblica Dominicana sono tali da poter contenere un focolaio di colera, una malattia temibile ma che si previene e si cura con facilità.

Il governo della Repubblica Dominicana continua a mandare messaggi rassicuranti; si è mossa anche l'associazione degli albergatori, dichiarando che non ci sono state cancellazioni da parte dei turisti che avevano già prenotato una vacanza nell'isola. In breve, nessuna preoccupazione, a patto però di tenere alto il livello di attenzione: solo quattro casi d'infezione e nessun morto sono la prova che il sistema sanitario tiene.

Tuttavia c'è qualcuno che non la pensa così. Da qualche giorno un giornale locale, Ciudad Oriental.com, lancia accuse poco velate al governo, colpevole di occultare la reale portata del contagio in Repubblica Dominicana.
Secondo il direttore, Robert Vargas, il colera si sta diffondendo a partire dal popoloso e misero quartiere di El Dique, che appartiene al comune di Santo Domingo Este, ma di fatto è separato dalla capitale solo dal fiume Ozama. La stessa fonte riporta che, oltre ai casi confermati dalle autorità, ce ne sarebbero almeno un'altra decina, ricoverati in isolamento in un ospedale della zona.

Il giornale accusa inoltre il governo di aver taciuto sulla prima morte di colera, avvenuta ormai più di dieci giorni fa; si tratterebbe di un uomo di 73 anni, arrivato in ospedale troppo tardi e deceduto per disidratazione, dopo due giorni di diarrea e vomito acuti.
In ospedale, denuncia Vargas, avrebbero dichiarato che l'uomo era morto per arresto cardiocircolatorio. D'altra parte, incalza il giornale, l'unica persona autorizzata a rilasciare dati sul diffondersi del colera in Repubblica Dominicana è il Ministro della salute; secondo Ciudal Oriental a nessun altro funzionario è permesso rilasciare dichiarazioni sul colera, pena il licenziamento.

Nonostante la causa ufficiale del decesso non fosse colera, i sanitari si sarebbero recati subito dopo a casa del morto, per effettuare controlli sui familiari e incenerire gli effetti personali del malato. I vicini riferiscono invece di aver visto la vedova raccogliere gli abiti, sporchi di feci e vomito, e gettarli nel fiume Ozama.
Dopo il verificarsi di altri due casi, una bambina e la sua giovane nonna, la comunità di El Dique, per paura del contagio, ha denunciato l'accaduto e ora nello slum è stata fatta pulizia e sono stati affissi avvisi, in spagnolo e creolo, che spiegano le modalità di trasmissione e le misure igieniche da adottare.
Il colera è una malattia della povertà e quindi è alto il rischio che il contagio si diffonda a partire proprio da questo misero agglomerato, dove tre o quattro case condividono lo stesso bagno, gli scarichi finiscono nel fiume e l'acqua arriva per poche ore, solo due volte a settimana.

Per un turista, invece, il rischio di contagio è modesto, purché vengano adottate le più comuni norme di igiene alimentare: nelle zone dove il colera è endemico (India, Indonesia e buona parte dell'Asia meridionale, alcune zone dell'Africa e dell'America latina) è raccomandabile bere solo acqua imbottigliata ed evitare cibi crudi e verdure che potrebbero essere contaminati da acque infette. La malattia è mortale nei casi in cui non s'intervenga reidratando subito il malato.
“Chi porta la cravatta non prende il colera” recita un vecchio aforisma, confermato dai dati statistici: 1-5 casi ogni milione di viaggiatori. Purtroppo ad Haiti, come in molte altre zone povere del mondo, la gente non porta la cravatta.

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