
Storie dai Tropici
Stop dei giudici alla diga di Belo Monte: non rispetta requisiti ambientali
(Brasilia, Brasile - 26/2/2011)
La Corte Federale nello stato brasiliano del Pará ha fermato il piano di costruzione di Belo Monte, la mega centrale idroelettrica nel cuore della foresta pluviale amazzonica.
Secondo il giudice federale Ronaldo Desterro il progetto, già approvato dall'Istituto brasiliano dell'Ambiente (Ibama), non garantisce il rispetto di una lunga serie di requisiti ambientali.
Tra i motivi di grande preoccupazione espressi dalla Corte, l'assenza di un piano che assicuri il trasporto fluviale, dopo la drastica riduzione del livello dell'acqua causata dallo sbarramento del Xingu, importante affluente del Rio delle Amazzoni.
Con la stessa sentenza il giudice blocca anche l'erogazione dell'ingente prestito promesso dall'istituto di credito brasiliano per lo sviluppo (Bndes), il soggetto maggiormente coinvolto nel finanziamento dell'opera.
Questa battuta d'arresto è solo l'ultima tappa di una lunga battaglia legale: se realizzata, come vorrebbero Dilma Rousseff e il suo predecessore Luiz Inacio Lula da Silva, Belo Monte sarebbe la terza diga idroelettrica più grande del mondo, dopo quella delle Tre Gole sul fiume Azzurro e la diga Itaipú sul fiume Paraná, al confine tra Paraguay e Brasile.
Secondo il governo brasiliano, si tratta di un progetto cruciale per lo sviluppo e per la creazione di nuovi posti di lavoro, destinato a garantire, con i suoi 11.000 megawatt di potenza, energia elettrica a 23 milioni di famiglie.
Ma per le tribù indigene il mega impianto rappresenta una terribile minaccia: 500 chilometri quadrati di giungla amazzonica saranno inondati e qualcosa come 50.000 residenti rimarranno senza casa e dovranno essere rilocati contro la loro volontà.
La ferma opposizione dei popoli indigeni ha trovato il sostegno da parte degli ambientalisti e di personaggi di spicco tra i quali il regista James Cameron e il cantante Sting: non più tardi di qualche settimana fa, le strade di Brasilia sono state invase da migliaia di manifestanti, che hanno poi consegnato una petizione di protesta al governo Rousseff firmata da 600.000 persone.
Energia Norte, il consorzio per la costruzione della diga, non ha voluto commentare la decisione della Corte, in quanto la sentenza non è stata ancora notificata ufficialmente.
Le tribù indigene hanno vinto una battaglia ma non la guerra: già in altre occasioni le ingiunzioni dei tribunali brasiliani sui lavori pubblici sono state capovolte nei giudizi successivi.
Altri dettagli su:
BBC mundo
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