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Storie dai Tropici

Come distruggere il Serengeti

(Dar es Saalam, Tanzania - 9/7/2010)

Il governo della Tanzania ha approvato in questi giorni il progetto di costruzione di una grande strada pubblica, lunga 300 miglia, che attraverserà la parte settentrionale del parco del Serengeti.
Quando la strada sarà realizzata il Serengeti, dove ha luogo la più grande migrazione di mammiferi del pianeta, non sarà più lo stesso. Ambientalisti, turisti e singoli individui hanno lanciato una mobilitazione internazionale, nel tentativo di fermare questo sconsiderato progetto.

Ogni anno, quasi due milioni di animali selvatici, gnu soprattutto ma anche zebre, antilopi e gazzelle, si muovono in massa attraverso il Serengeti-Mara, tra Tanzania e Kenya, seguendo le piogge; la ragione è che quando a nord le terre sono secche e povere d'erba, a sud sono verdi e rigogliose. Così come è stata progettata, la strada taglierebbe in due il percorso dagli animali.

La presenza di una strada crea un effetto barriera e provoca la frammentazione di un habitat naturale; gli animali selvatici sono riluttanti ad attraversare una strada asfaltata, anche quando il traffico è scarso. Se poi il traffico diventasse intenso, ci sarebbe un considerevole rischio, sia per gli animali sia per chi è a bordo del veicolo.
Perciò, la soluzione di solito adottata è quella di proteggere il passaggio delle auto con i recinti. Ma recintare la strada significherebbe portare al collasso il processo di migrazione, in altri termini uccidere il Serengeti, così come lo conosciamo.
Perché se la grande migrazione si ferma, si ferma anche il motore principale che alimenta la dinamica dei nutrienti e mantiene in vita l'intero ecosistema. La migrazione è una delle ragioni per le quali gli animali selvatici nel Serengeti sono così numerosi: durante il loro viaggio, fertilizzano le piante con gli escrementi e arano il suolo, rendendolo adatto alla vita di altre piante, insetti, uccelli e tutte quelle specie che fanno da prede per i grandi felini.
E non è tutto. Esperimenti condotti in molte aree del mondo hanno dimostrato che le strade facilitano l'invasione di specie aliene e contribuiscono alla diffusione delle malattie; senza citare l'aumento del bracconaggio, la costruzione di altre infrastrutture e tutte le attività umane che ne deriverebbero.

Ci si chiede perché la Tanzania, una nazione che ha dimostrato finora grande attenzione alla conservazione dell'ambiente, abbia deciso di perseguire un progetto tanto rischioso.
La motivazione ufficiale è che la strada a due corsie che dovrebbe collegare Arusha, nei pressi del monte Kilimanjaro, con Musoma, vicino al lago Victoria, soddisfa l'interesse pubblico. Il governo si difende dalle critiche, rispondendo che solo un tratto di 40 miglia passerà nel Serenegeti e che quel tratto potrebbe non essere asfaltato.
Le strade sono un motore di sviluppo per l'economia di un paese e un elemento di cruciale importanza per le comunità isolate, su questo non c'è dubbio. Ma qui non è in gioco la sopravvivenza degli animali o quella dell'uomo, perché secondo gli ambientalisti ci sarebbe un'alternativa: una strada che, passando a sud del Serengeti, servirebbe a collegare un numero di centri abitati cinque volte maggiore e la cui realizzazione sarebbe più semplice, poiché attraverserebbe un territorio quasi interamente pianeggiante.
Questo progetto non avrebbe un significativo impatto sulla migrazione né sugli ambienti più sensibili del parco e consentirebbe ai turisti di accedere più facilmente al Serengeti e al lago Victoria.

I politici tanzani sembrano ignorare il problema, hanno fatto le loro promesse elettorali e intendono mantenerle. Ma chi pagherebbe i 480 milioni di dollari necessari alla realizzazione del progetto? Nessuno lo sa con certezza; di sicuro la Cina, che ha superato di gran lunga l'Europa per volume di investimenti nel continente africano, è il principale motore di questo nuovo trade-off.

Altri dettagli su: Newsdesk.org
La petizione è su: Save the Serengeti

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