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Storie dai Tropici

Gli invisibili di Copenhagen

(Copenhagen, Danimarca – 12/12/2009)

Oltre alle delegazioni dei maggiori paesi industrializzati e delle grandi economie emergenti, al tavolo negoziale di Copenhagen erano presenti anche gli esponenti delle nazioni invisibili, quelle che contano poco nella scacchiera internazionale. Paesi minuscoli, punti sperduti sulle mappe dell’oceano Pacifico e che però hanno provato a far sentire la propria voce.
Come Kiribati e Tuvalu, due tra gli stati più piccoli al mondo, tre metri sopra il livello del mare il punto più alto di Kiribati, meno di cinque metri quello di Tuvalu. Tanto invisibili da non apparire nemmeno sul grande globo che pende dal soffitto della sala principale del summit di Copenhagen.
Come altri “invisibili”, queste sottili strisce di terra circondate dalle acque contribuiscono in minima quantità alle emissioni di CO2 ma saranno i primi a sentire gli effetti del cambiamento climatico globale. Lo ha spiegato alla Commissione il primo ministro di Tuvalu, Apisai Ielemia, in nome dello sparuto gruppetto di abitanti, appena 11mila, che popolano quest’arcipelago: “l'aumento del livello e della temperatura del mare, le tempeste e le maree minacciano la nostra terra, l’acqua penetra sempre di più all’interno, distruggendo le colture e contaminando le acque sotterranee.” A Tuvalu respingono l’ipotesi di un reinsediamento della popolazione in Australia o in Nuova Zelanda, vogliono che la propria terra sopravviva e non vogliono lasciarla.
Anche Tessie Lambourne il ministro degli esteri di Kiribati è a Copenhagen per negoziare il futuro di un territorio fatto da tanto mare ma poca terra; anche la sua gente non vuole sentir parlare di lasciare tutto e andar via per sempre, ma il ritmo al quale le barriere coralline e gli ecosistemi marini si stanno alterando è allarmante tanto da mettere a rischio la principale fonte di cibo della popolazione, il pesce.
Intanto l’opinione pubblica preme affinché i grandi facciano qualcosa per ridurre il livello di emissioni. Tra imponenti misure di sicurezza si svolge oggi il controvertice di piazza: 500 organizzazioni ecologiste da 70 paesi si sono radunate per chiedere un accordo vincolante sul clima, che non si fermi ad un impegno verbale. Per gli stati invisibili, quelli nascosti nel blu del Pacifico ma non solo per loro, basterebbe anche mezzo grado in meno di quei 2 gradi sui quali, almeno in teoria, sembrano essere d’accordo le grandi nazioni del pianeta.

per altri dettagli: GreenReport e Euronews

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