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Storie dai Tropici

Non tutti gli uragani vengono per nuocere?

(Louisiana, USA - 2/7/2010)

Alex, il primo uragano della stagione atlantica, ha sfiorato la zona dove Ŕ affondata la piattaforma della BP; ha risparmiato la macchia d'olio ma i forti venti e le cattive condizioni del mare hanno costretto i mezzi impegnati nel Golfo ad interrompere le operazioni di recupero del petrolio.
E c'Ŕ un considerevole rischio che le correnti formatesi al largo possano spingere il greggio verso quelle aree protette finora non ancora colpite dalla marea nera.

Eppure, secondo alcuni studiosi, la stagione degli uragani appena cominciata, che si prospetta una delle peggiori degli ultimi anni, potrebbe portare anche qualche effetto positivo.
Un geochimico dell'universitÓ della Carolina Ŕ convinto che gli uragani potrebbero agire da frullino per le uova e frammentare la chiazza in minuscole goccioline, rendendole disponibili ai batteri "mangia-petrolio". Parliamo di un gruppo di microrganismi dotati di un enzima che degrada il greggio, capaci perci˛ di utilizzare alcuni idrocarburi come fonte d'energia.
Questi batteri, ubiquitari negli oceani, proliferano nelle zone contaminate e la loro presenza Ŕ quindi abbondante nel golfo del Messico: i batteri non possono per˛ aggredire una chiazza di petrolio compatta e di solito agiscono da biodegradatori solo ai suoi bordi.
Se il greggio viene rimescolato dalle onde e dai forti venti portati da un uragano, i batteri potrebbero invece lavorare a pieno ritmo. Le goccioline di petrolio evaporerebbero pi¨ facilmente e sarebbero maggiormente esposte all'azione dell'ossigeno disciolto in acqua, che ne modifica le proprietÓ chimiche.
Insomma la tesi Ŕ che il cattivo tempo, invece di peggiorare la situazione come molti temono, potrebbe invece ridurre la tossicitÓ e accelerare il processo naturale di biodegradazione della marea nera.
Secondo un meteorologo texano di Impact/Weather quando nel 1979 l'uragano Henri pass˛ sulla zona contaminata dal disastro della Ixtoc, l'effetto fu di ripulire le coste e le spiagge messicane coperte di petrolio.

Tuttavia, l'impatto degli uragani sulle fuoriuscite di petrolio Ŕ ancora poco conosciuto e, come hanno osservato altri esperti, qualsiasi previsione si faccia non Ŕ altro che una congettura.
Un gruppo di scienziati del NOOA (National Oceanic and Atmospheric Administration) si Ŕ imbarcato su una nave scientifica per studiare la reale situazione del petrolio catturato dalla loop current.
Nel corso delle prossime due settimane i ricercatori preleveranno campioni di acqua e di organismi marini a varie profonditÓ nelle zone interessate dalla corrente; il sondaggio servirÓ a dare un quadro inequivocabile del livello di contaminazione attorno alla penisola della Florida, le Keys, Cuba, fino alla costa atlantica degli Stati Uniti.

Intanto negli USA mentre balene, delfini, tartarughe e uccelli marini muoiono soffocati dal greggio, va di moda un nuovo videogioco progettato da Super Boise Games per Xbox 360. La sfida lanciata dal gioco, che si chiama "Crisis in the gulf", Ŕ quella di fermare la fuoriuscita di petrolio lanciando siluri virtuali contro le palle di catrame scaricate in mare dalla piattaforma difettosa di proprietÓ della "DP", che come Ŕ ovvio ha un logo molto familiare.
"Il governo e le compagnie petrolifere non sono riusciti a fermare la perdita di petrolio", si legge nella descrizione del gioco "chiaramente non avevano la Tower Defense". Pare stia giÓ diventando un fenomeno nazionale.

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